Prima i sauditi si è rivelato un boomerang

Prima i sauditi si è rivelato un boomerang

07.08.2019 - 18:00

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A Riad la politica del Prima i sauditi ha messo in ginocchio l’economia del Regno. Per capire questo classico caso di eterogenesi dei fini occorre riavvolgere il nastro al 2017. Quando per ridurre il tasso di disoccupazione tra gli autoctoni, schizzato al 12,9%, il governo dell’Arabia Saudita decise di cambiare la sua politica migratoria. Con l’obiettivo di svuotare il serbatoio di 12 milioni di immigrati (su un totale di 32 milioni di abitanti) che dal 1970 aveva attirato nell’industria edilizia, petrolifera e dei servizi alla persona. Per incentivarli a tornare a casa l’esecutivo wahabita decise di introdurre una tassa sui lavoratori dipendenti stranieri e il divieto di impiegarli in determinati settori.

Il vero grande problema è che oggi, 48 mesi dopo, l’operazione è riuscita alla grande. Tant’è che oltre 1 milione di immigrati ha fatto le valigie lasciando liberi altrettanti posti che, qui l’enorme imprevisto, nessuno dei disoccupati autoctoni ha voluto rimpiazzare. Per la semplice ragione che in quella che è dopo gli Usa la seconda meta mondiale per numero di stranieri in proporzione alla popolazione, i nuovi arrivati trovano sì occupazione ma come bassissima manovalanza a pessime condizioni retributive e di vita. Prova ne è il fatto che dal momento in cui entrano nel paese, le loro sorti, libertà di movimento inclusa, dipendono dai padroni sauditi che detengono, come strumenti di ritorsione, i rispettivi passaporti.

Il risultato è che adesso il governo non sa che pesci prendere. Se torna sui suoi passi, rischia di perdere credibilità e consenso tra i tanti sostenitori del Prima i sauditi. Ma se va avanti su questa strada deve fare i conti con la rabbia e la frustrazione dei disoccupati autoctoni che chiedono lavoro all’altezza delle loro aspettative. E con i tanti imprenditori che nonostante il ciclo economico assai poco favorevole (complice il crollo del prezzo del petrolio sotto i 55$ al barile) hanno bisogno di manodopera che non trovano.

Una disavventura, quella del governo saudita, forse utile ai tanti che in mezzo mondo, soprattutto occidentale, credono di dettare a colpi di norme e slogan tempi e modi delle dinamiche migratorie. Sottovalutando i desiderata di Sua Maestà il mercato.

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