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Siena, oro pulito: arrestati due operai per furti nelle abitazioni degli anziani. Ecco come facevano

Giuseppe Silvestri
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di Claudio Coli Topi di appartamento in provincia di Siena: si intrufolavano nelle abitazioni degli anziani vicini di casa portandosi via gioielli, braccialetti, collane, portafogli, anelli, ricordi di una vita, orologi di valore e anche set di banconote delle vecchie lire. Dopodiché smerciavano il maltolto ad alcuni “compro oro”, ottenendo lauti guadagni: grazie ad un'operazione congiunta carabinieri-procura di Siena, denominata “Oro Pulito”, sono finiti agli arresti domiciliari due operai conviventi della provincia di Siena, di 38 e 48 anni (uno dei quali recidivo in materia di furto) che arrotondavano compiendo raffiche di colpi in appartamento nel comune di residenza di Rapolano Terme. Fra l'inizio del novembre 2019 e il gennaio 2020 avevano preso di mira la piccola frazione di Armaiolo dove vivono e che, costeggiando la Siena-Bettolle, presenta una via di fuga strategica: ben 10 i furti scoperti (ma gli inquirenti pensano che altri crimini, non denunciati, siano stati messi a segno) a danno di anziani vicini di casa di età compresa tra i 79 e gli 86 anni, di cui i malviventi conoscevano alla perfezione abitudini, orari e spostamenti. I raid provocarono forte allarme sociale fra la comunità rapolanese, tanto che il sindaco, Alessandro Starnini, si rivolse al prefetto, Armando Gradone. La risposta dei carabinieri della stazione locale e di Siena, guidati dal capitano Alberto Pinto, non si è fatta attendere: “Una risposta forte – è il plauso del comandante provinciale dell'Arma, Stefano Di Pace – che ha portato importanti risultati operativi”. Coordinati dal sostituto procuratore Niccolò Ludovici, i militari iniziarono le attività di pedinamento, dopo che i due sospettati furono avvistati fuori da una casa in orario compatibile con quello di uno dei colpi. La svolta delle indagini è arrivata quando i due, sempre sotto costante osservazione, sono stati visti entrare in una banca per riscuotere un corposo assegno da 3806 euro: gli investigatori, aiutati dal direttore della filiale, sono riusciti a smascherare l'architettura criminosa rivelando che l'assegno altro non era che il provento della vendita della refurtiva a uno dei cinque “compro oro” sparsi nell'Aretino, con i quali i due operai erano in combutta. E' stato denunciato anche un “compro oro” di Arezzo che falsificava la documentazione amministrativa per occultare la provenienza illecita dei preziosi. Poi nell'abitazione dei due uomini è stata rinvenuta l'ingente refurtiva - valore 80 mila euro - oltre ad oggetti da scasso e indumenti per il travisamento. A quel punto il gip del Tribunale di Siena ha disposto la custodia cautelare ai domiciliari. I due sono stati arrestati al rientro dal lavoro per ricettazione in concorso. Come spiegato dal pm Ludovici, nonostante i sospetti, gli accertamenti per ora non hanno potuto far avanzare anche l'accusa di furto aggravato, in mancanza di elementi per provare la flagranza. La refurtiva è a disposizione dei proprietari, che potranno recuperarla rivolgendosi a un numero di telefono dedicato.