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Coronavirus, infermiera in prima linea senza tampone: "Ho visto morire una paziente il primo giorno di lavoro"

Alessandro Antonini
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Giorgia Capoccia, 23 anni, di Marsciano (Perugia), è un'infermiera professionale in prima linea nell'emergenza Coronavirus. Dopo aver effettuato un anno di cure palliative territoriali nella Media Valle del Tevere, ha accettato l'incarico  a tempo indeterminato nella Usl Toscana Sud Est, negli ospedali riuniti della Valdichiana, a Nottola: dalla scorsa settimana è stata assegnata alla Rsa di Sarteano, riconvertita a residenza per pazienti Covid. Ha fatto il primo turno venerdì scorso e ha già visto morire un'anziana assistita. Giorgia vive in isolamento in un appartamento Asl a Montepulciano, pagato da lei, che condivide con una  collega del pronto soccorso. Non può rivedere i suoi cari, non può tornare a casa sua, a Marsciano: ha un nonno di 86 anni e una zia immunodepressa. “Li metterei a rischio se rientrassi”. Giorgia è anche una calciatrice, è un'esterna della squadra femminile di calcio a 11 del Monte Castello Woman, a Monte Castello di Vibio. La stessa squadra che ha fatto un comunicato per mettere in evidenza il grande gesto della propria giocatrice. In una intervista spiega come non le sia stato fatto il tampone pur essendo a contatto con 24 contagiati: un problema comune a molti operatori sanitari in prima linea in Umbria e in Italia.