Omicidio nel carcere di San Gimignano dopo lite tra due detenuti

SAN GIMIGNANO

Carcere di Ranza, duro documento del Consiglio della Camera Penale di Siena. Ecco il testo completo

27.09.2019 - 22:05

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Riportiamo di seguito l'intero testo del Consiglio della Camera Penale di Siena e Montepulciano relativamente alla situazione del Carcere di Ranza a San Gimignano (Siena). 

Senza incappare in precipitosi giudizi o peggio pregiudizi la Camera Penale di Siena e Montepulciano rimette alla Procura della Repubblica ed al vaglio dei Giudici la valutazione delle responsabilità penali e disciplinari per i fatti che hanno coinvolto alcuni appartenenti al corpo di Polizia Penitenziaria operante nell’istituto detentivo di San Gimignano ed un ragazzo lì detenuto in esecuzione della sua pena.

La Camera Penale auspica una assunzione di coscienza e consapevolezza del grave stato di abbandono e di mancanza in cui versa l’istituto detentivo.

È inammissibile dover confidare nell’attenzione mediatica per veder portati all’attenzione dei diretti interessati le innumerevoli istanze per diritti violati e soprusi che da anni tormentano l’istituto di San Gimignano. Tormenti che affliggono la quotidianità dei detenuti ma anche di chi vi lavora onestamente.

 

Ovviamente in questo periodo in cui la notizia ha assunto importanza è mutata la Direzione dell’Istituto e diverso è il Comando della Polizia Penitenziaria rispetto ai fatti oggetto di attenzione, e si confida che almeno perdurino nel tempo data la regolare precarietà assistita negli ultimi incarichi.

 

Corre l’obbligo e l’onestà intellettuale di far evitare che vi sia un racconto falsato; ciò che oggi si intende far passare per una situazione emergenziale è la realtà cronica ed esasperante di una situazione di sopravvivenza della popolazione carceraria di San Gimignano, popolazione tutta intesa! Altrettanto rileva che tale sopravvivenza è resa possibile soltanto grazie al lavoro di coloro che ancora credono (è una fede!) che la disperazione di un essere umano e la sua speranza non autorizzano ad abbandonare il proprio mestiere (da Avanzi di Igino Cappelli)

 

Una collocazione logistica che oltre ad aver deturpato una meravigliosa vallata toscana annichilisce anche le migliori volontà di chiunque debba recarvisi; i famigliari a colloquio prima tra tutti che se non muniti di autovetture, proprie o a noleggio – con aggravi di ulteriori spese e probabilmente

 

alimentando un “traffico” irregolare di auto private a pagamento- , sono impossibilitati ad utilizzare un mezzo pubblico che dal più vicino nucleo abitato e raggiungibile li conduca dai propri parenti; tutto ciò per un periodo è stato ulteriormente aggravato dalla mancanza di certezza della esecuzione del colloquio in alcuni casi rimesso alla interpretazione restrittiva ed anacronistica, oltre chè illegittima, di soggetti autorizzabili o meno (vedasi conviventi che da un giorno all’altro si sono visti negare l’ingresso in istituto prima concesso), scoprendolo solo la mattina del colloquio dopo ore di trasbordi dai luoghi più remoti della penisola italica! La lacerazione di ogni umana pazienza e sopportazione non esasperata solo per poter vedere, forse, il proprio parente!

 

Una struttura fatiscente, priva di un dignitoso sistema fognario, carente di acqua sana – perché è vero che il Tribunale di Sorveglianza continua a riferire che l’acqua è validata ma anche i sindacati della Polizia Penitenziaria lamentano la salubrità dell’acqua - la medesima acqua - anche solo perché sgorgante da un sistema idrico obsoleto che colora l’acqua corrente di un “gradevole” color ocra! Struttura gelida durante il periodo invernale e rovente e soffocante nei lunghi mesi estivi, stipata al di là della sua capienza, esasperante ancor più i rapporti tra detenuti ed agenti ed operatori. Un grido di allarme, l’ultimo in ordine temporale, luglio u.s. quando questa Camera lamentava in una lettera inviata ad ogni ordine e grado di responsabili di “stanze detentive invivibili per l’eccesso di calore, per la mancanza di ventilazione e di raffreddamento, di cibo che si deteriora e di una condizione di generale spossatezza causata dal caldo cui non è possibile porre riparo nelle stanze detentive. Leggiamo oggi gli articoli di giornale, che si allegano per conoscenza, in cui si denuncia, per l’ennesima volta, la carenza di approvvigionamento idrico per la struttura detentiva ed il razionamento della distribuzione dell’acqua potabile che, in uno alle dette condizioni atmosferiche, non potevano che determinare quella dichiarata “situazione esplosiva” concretizzatasi negli episodi denunciati” ed allora precisavamo che “L’esasperazione delle condizioni di vita personali non scrimina affatto alcuna azione violenta ma si può porre di certo quale concausa scatenante.”

Ovviamente grida inascoltate, così come è rimasto sconosciuto ed inascoltato il lungo periodo di astensione dal cibo e dalle attività cui i ragazzi si sono sottoposti a gennaio u.s. quando anche lì direttamente i detenuti organizzati in una sorta di rappresentanza hanno mosso una manifestazione di dissenso pacifico, di fatto autopunendosi non mangiando e non partecipando alle attività sociali, per lamentare l’ennesima sequela di soprusi ed arbitri del momento: a titolo di mero esempio? arbitrarie limitazione dei colloqui visivi e telefonici, anche verso gli avvocati, dinieghi ingiustificati di svincolo delle somme per poter fare la spesa, anche quella sanitaria in caso di prescrizioni farmacologiche, semiliberi privati delle somme minime per poter vivere dignitosamente al di fuori dell’istituto, prolungamenti dei tempi di attesa per la sottoposizione a visite mediche esterne già autorizzate, mancata esecuzione di permessi premio concessi dall’Ufficio del Magistrato, eccetera, eccetera, eccetera…. 167 uomini hanno redatto una lunga lettera e l’hanno personalmente sottoscritta assumendosene le conseguenze e l’hanno inviata a coloro ritenevano potessero aiutarli, si sono sottoposti alla privazione del cibo e della socialità ottenendo in cambio il mancato ascolto  - niente di mediaticamente rilevante a quanto pare!! – e la ritorsione dei provvedimenti disciplinari, per la maggior parte caducati dal vaglio dell’Ufficio del Magistrato di Sorveglianza chiamato ad assumere in alcuni casi un ruolo “pacificatore” non riconosciutogli dal legislatore!

 

Non sarebbe sufficiente una serie illimitata di paragrafi per descrivere le ulteriori mancanze di un luogo in cui sono presenti uomini in fase di riabilitazione sociale ed affidati per tale compito a pochi operatori della educazione e della custodia che per la loro dedizione è limitante definire eroici considerando l’abbandono istituzionale in cui operano nella maggior parte del tempo.

 

Dobbiamo constatare con amarezza che solo grazie alla risonanza mediatica dei giorni scorsi il Dott. Basentini è immediatamente accorso in visita, una pletora di politici ne ha annunciato la propria, e finalmente un faro si accende su un luogo di detenzione che  non definiamo vergognoso per il rispetto delle persone che lì vivono e sono costrette a vivere e lavorare.

 

Tutto ciò non giustifica alcuna azione violenta da parte di alcuno, sia esso ospite, sia esso custode!

 

Si ringraziano quindi le famiglie, si ringraziano i volontari tutti, gli educatori, gli operatori sanitari e quelli di Polizia Penitenziaria, i Magistrati ed i Giudici che assumono su di sé le carenze dell’istituto e cercano comunque di rendere quanto più vicino al possibile l’esecuzione di una pena in senso umano e riabilitante.

 

Ribadiamo quanto già denunciato a più riprese da parte di questa Camera Penale; la detenzione carceraria è di per sè una esperienza umana di sacrificio, gioia, gratitudine e sofferenze, delusioni e traguardi, di riabilitazione detentiva e convivenza forzata, dimensione umana unica e tentativo di applicazione di quei principi costituzionali di effettiva e concreta riabilitazione dell'essere umano-detenuto, aspirazioni e principi che pur sanciti sulla Carta purtroppo si riscontrano quali effettivi solo in rare ed eccezionali esperienze empiriche.

 

La Casa di Reclusione di San Gimignano oramai da troppo tempo prosegue la sua attività con immensa difficoltà, e con gesta ormai definibili eroiche di tutti gli operatori, situazione questa che non è più tollerabile per la dignità degli uomini lì detenuti, per quella dei lavoratori, degli operatori tutti.

 

Ribadiamo la necessità di concertare azioni per trovare la miglior soluzione nel comune intento di rendere umana e dignitosa la vita detentiva di chi già versa in condizioni di fragilità e per il cui superamento è affidato momentaneamente allo Stato e del quale lo Stato deve assumere la cura durante l’esecuzione della pena.

 

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