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Mario Cipollini: "Mi hanno ucciso come Pantani. Il ciclismo italiano ormai è quarto mondo"

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Conto alla rovescia per la Milano-Sanremo, sabato 8 agosto, ed è tornato a parlare Mario Cipollini. Il mitico Re Leone ha vinto la Classicissima nel 2002, stagione magica considerando che poi vinse anche il Mondiale di ciclismo. Intervistato da Libero , Cipollini ne ha per tutti. A iniziare dal movimento italiano: "Non mi riconosco in questa Federciclismo, non mi riconosco in chi gestisce il ciclismo tout court. Hanno spostato il Giro d'Italia a ottobre, ma lo sanno che alle 16,30 sulle Alpi fa buio?". E ancora: "L'Italia ormai è quarto mondo nel ciclismo, dietro Nibali c'è il vuoto mentre il Belgio sforna talenti a ripetizione".

Quindi il ricordo di Pantani che recentemente il ciclista toscano è andato a visitare in cimitero a Cesenatico. "Lui fondamentalmente è stato ucciso due volte: la prima il 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio, quando per colpa dell'ematocrito alto fu escluso dal Giro; l'altra il giorno della morte a Rimini il 14 febbraio 2004, in quelle circostanze mai davvero chiarite che tutti sappiamo. Io, sono stato ucciso una volta soltanto e la seconda fanno fatica, anche se vorrebbero". A cosa si riferisce lo spiega subito dopo: "Quando nel 2013 la Gazzetta dello Sport decide di scrivere che sono stato dal dottor Fuentes e, quindi, coinvolto nell'Operacion Puerto in base a un numero di telefono scritto a lapis su una scheda che riconduce a un casa dove io abitavo a Lucca, mentre in realtà sono residente nel Principato di Monaco. È un colpo simile a quello inferto a Marco a Campiglio, nel momento in cui al mondo viene detto 'Pantani vince perché è dopato'. Spiegano le tue performance con la chimica. Il sistema deve crocifiggerti in pubblico perché è interessante vedere uno inchiodato mentre è l'emblema, l'icona della forza, dell'assolutezza come era Marco in quel momento e come, in alcuni casi, lo sono stato anche io...".