Le ragioni del no

Referendum costituzionale

Ecco le ragioni del no

28.11.2016 - 16:30

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Referendum costituzionale: i 5 principali punti per il no.

RESTA IL BICAMERALISMO PIENO: secondo i fautori del No la riforma è inapprovabile perché nei fatti non abolisce il bicameralismo in quanto il Senato rimarrà anche se con poter rivisti e ridotti. Non si accorceranno nemmeno i tempi degli iter legislativi, che al contrario si complicherebbero perché i  possibili procedimenti legislativi, che oggi sono soltanto 2 (quello ordinario e quello costituzionale) diventerebbero molteplici.

RESTA IL SENATO ELETTIVO: Se vince il No il Senato resta quello attuale ovvero eletto a base regionale e con alcun i seggi assegnati dalla circoscrizione estero. Il numero dei senatori, eletti tra i cittadini italiani che abbiano compiuto i 40 anni d'età, è di 315, 309 dei quali eletti nelle 20 regioni italiane e 6 eletti nella circoscrizione estero. Nessuna regione può avere un numero di senatori inferiore a 7, eccetto il Molise che ne ha due e la Valle d'Aosta uno. La carica di senatore è elettiva e termina con la fine della legislatura, tuttavia fanno parte del Senato anche alcuni senatori a vita e senatori di diritto e a vita, in numero variabile (attualmente 5: 4 nominati e uno di diritto), con i senatori eletti e i senatori nominati a vita dal Presidente della Repubblica. I nuovi senatori previsti dalla riforma, invece, secondo i promotori del No si ritroverebbero a far parte di un pool di nominati e saranno in attività part-time perché divideranno il loro lavoro settimanale tra alcuni giorni dedicati alle funzioni legislative e altri riservati agli impegni nei Comuni o Regioni.

SPESE DA TAGLIARE: I risparmi previsti dalla Riforma sono ritenuti insufficienti dai fautori del No, soprattutto per il fatto che palazzo Madama resterà operativo con il suo personale e con i suoi costi di gestione. Anche le parti che vorrebbero toccare i costi delle autonomie territoriali sono insufficienti: le Regioni ordinarie conteranno molto meno, mentre le 5 a statuto speciale (spesso folli centri di spesa e spreco) saranno più forti di prima. Secondo i fautori del No, meglio non varare questa riforma e studiarne subito altre più efficaci.

POTERI DEL PREMIER: Uno dei punti ritenuti più importanti dai fautori del No è costituito dal ruolo del premier che lo si preferisce lasciare così com’è attualmente in quanto la riforma concederebbe al presidente del consiglio dei ministri uno strapotere incontrastato e incontrastabile: come “capo” del primo partito diventerà padrone del governo e del Parlamento. Potrà scegliersi il presidente della Repubblica, ma anche i membri della Consulta e del Csm di nomina parlamentare, i componenti delle Autorità 'indipendenti', l’amministratore delegato e il Cda della Rai. E cambiare, di fatto, la Costituzione a suo piacimento.

RISPETTO DELLE OPPOSIZIONI: Nel nuovo Parlamento il premier non si ritroverà di fronte alcun contropotere perché i diritti delle minoranze parlamentari non sono codificati esplicitamente. La riforma regala, tra l’altro, l’immunità ai 100 senatori incaricati, senza averne il diritto.

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