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Siena, Amiata in allarme: cannoni troppo costosi, senza neve naturale stagione a rischio

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La prima spolverata di neve avvenuta sull’Amiata ha acceso i riflettori sulla stagione invernale che è alle porte e sulla situazione delle società che gestiscono gli impianti di risalita nei due versanti, già pronte per affrontare l’inverno 2022-2023, nella speranza che a venire loro incontro sia soprattutto la neve naturale.

 

 

“Servirebbero almeno 40 o 50 centimetri e non questa spruzzatina che in pochi giorni se ne va per via delle temperature in rialzo - commenta Luca Fallani, titolare della Ais, la società che opera nel versante senese. - Gli impianti sono pronti. Non aspettiamo che la manna dal cielo, la neve nel periodo di Natale, che vorrebbe già dire il 50% della stagione”.  Per programmare l’inverno che sta arrivando Fallani aggiunge che l’intero circolo della montagna si è trovato più volte con le istituzioni, ma che alcune decisioni importanti verranno assunte in un prossimo incontro. Il problema vero riguarda l’innevamento programmato, per via dello shock energetico che ha fatto triplicare i costi. Si tratta di una attività altamente energivora, la quale non può essere sostenuta se non ricorrendo ad aiuti e sostegni pubblici.

 

 

Oggi come oggi, con il problema dei cambiamenti climatici in atto, non è più possibile fare affidamento sulla neve naturale e, senza la certezza di poter integrare il manto con quello artificiale “non è possibile contare su una apertura certa e sicura, né su una programmazione seria - sottolinea Stefano Papi che opera sul versante grossetano. - Proprio quest’anno che l’impianto di innevamento è praticamente completo e che finalmente siamo passati in cinque anni dalle 15 macchine per produrre neve alle oltre 50 attuali, grazie agli investimenti delle società e alla impiantistica realizzata dalla unione dei comuni”. Tutto sommato non si tratterebbe di un sostegno non alla portata delle istituzioni e, in particolare della Regione Toscana, tenuto conto che sull’Amiata non si riversano solitamente le gran risorse che ricevono invece le montagne appenniniche. Altra matassa infine da districare, le bollette elettriche il cui pagamento è stato anticipato dalla Unione dei comuni, ma che ora reclamano di essere saldate