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Siena, presunto stupro: la sentenza per Portanova e Langella attesa per il 6 dicembre

Claudio Coli
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Arriverà il 6 dicembre l'attesa sentenza del caso Portanova, il procedimento relativo al presunto stupro di gruppo a danno di una studentessa 22enne dell'Università di Siena di cui sono accusati tre giovani, il calciatore del Genoa Manolo Portanova, lo zio Alessio Langella e l'amico Alessandro Cappiello, fatto che sarebbe avvenuto a Siena nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2021. Il giudice dovrà esprimersi sulle richieste avanzate dalla Procura che ha proposto sei anni di condanna per Portanova e Langella con rito abbreviato e il rinvio a giudizio per Cappiello.
Martedì al Tribunale di Siena un'udienza fiume al piano terra dinanzi al gup Ilaria Cornetti iniziata alle 9 e terminata intorno alle 18, nel corso delle quali le parti hanno discusso in vista del pronunciamento del giudice. Il pm Nicola Marini, procuratore capo facente funzioni, al termine della sua requisitoria ha chiesto 6 anni di condanna per il calciatore e lo zio, accusati di violenza sessuale di gruppo e lesioni dolose, al pari di Cappiello per il quale, non avendo scelto riti alternativi, è stato chiesto il rinvio a giudizio. Dopo le discussioni del legale della giovane parte offesa, Jacopo Meini e del rappresentante della parte civile, l'associazione Donna Chiama Donna, avvocato Claudia Bini - che hanno avanzato una richiesta di risarcimento da 200mila euro – si è passati nel pomeriggio alle arringhe delle difese, che hanno fatto istanza per l'assoluzione con formula piena dei loro assistiti. Giunti al tardo pomeriggio, il giudice Cornetti ha deciso di riaggiornarsi il 6 dicembre, quando dopo eventuali controrepliche, si ritirerà in camera di consiglio per i delicati verdetti. Nel corso dell'udienza ha preso la parola Manolo Portanova che attraverso una dichiarazione spontanea ha professato la sua piena innocenza. 
Al termine dell'udienza pochi commenti da parte del calciatore, il quale accompagnato dal padre Daniele, parenti e amici, laconico ai numerosi cronisti presenti ha detto “chiedete al pm Marini”, lo stesso dicasi per Gabriele Bordoni, il suo difensore. “Abbiamo detto una cosa sola che è sempre solo quella: siamo innocenti, speriamo venga recepito nella sentenza” è quanto ha auspicato. “Il giudice ha dovuto prendere una pausa di riflessione visti gli input forniti, che sono vari e su larga scala – è quanto affermato invece da Alessandro Betti, insieme alla collega Paola Rubini, difensore di Langella - il fatto è stato sviscerato e le singole posizioni sviluppate, come sempre detto ci sono grandi buchi nel racconto della persona offesa, il giudice ne ha preso atto e ne deve tener conto. Abbiamo messo in evidenza come si possa riqualificare l’accusa di lesioni dolose in colpose, emergono infatti a nostro avviso elementi che possono far riqualificare il fatto facendo cambiare la determina del giudice”. “Se – ha proseguito Betti - l'elemento in ambito sessuale che assume rilievo è il consenso-dissenso, lo assume anche l'elemento psicologico nelle lesioni”. “Noi abbiamo richiesto i danni e fatto la nostra analisi – la valutazione di Meini – è un processo nel quale abbiamo dovuto analizzare tutte le questioni e ripercorrere le 48 ore successive al fatto, vagliando ogni singolo dettaglio. La dichiarazione di Portanova? È prevista per legge, non mi sorprende. Ribadisco che non c'era consenso da parte della mia cliente”, ha puntualizzato l'avvocato Meini. “La presenza di Donna Chiama Donna è a sostegno della ragazza e di chi subisce le violenze, questo è un fatto frutto di una cultura che coltiva la violenza da parte degli uomini, serve un lavoro continuo di sensibilizzazione” ha aggiunto la collega Claudia Bini. “Ho chiesto il non luogo a procedere per mio assistito – ha concluso l'avvocato Antonio Voce, difensore di Cappiello insieme a Filomena D'Amora – la mia sentenza è di natura processuale, ho spiegato con alcuni argomenti le valutazioni da fare in giudizio”.