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Siena, Whirlpool chiude anche a novembre: un'altra settimana di cassa integrazione

Gennaro Groppa
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A novembre la fabbrica senese della Whirlpool in viale Toselli  a Siena osserverà un’altra settimana di chiusura, con gli ammortizzatori sociali per i trecento dipendenti dello stabilimento che verranno nuovamente attivati. Era già successo ad agosto (quando il sito produttivo restò chiuso pure per le due abituali settimane di serrata per le ferie estive) e anche a settembre. Adesso capiterà nuovamente a novembre. Il tutto mentre le fibrillazioni in questo momento sono fortissime non solo nella fabbrica senese ma in tutti gli stabilimenti della multinazionale statunitense dell’area Emea, quindi in Europa, Medio Oriente e Africa.

 

 


Le conferme sull’apertura di trattative per la vendita delle fabbriche del gruppo che produce elettrodomestici in queste zone geografiche sono finalmente arrivate dai vertici internazionali di Whirlpool: due sono i gruppi interessati all’acquisto con i quali è in corso un’interlocuzione. E allora adesso i sindacati tornano a chiedere l’immediata riapertura del tavolo ministeriale sulla vicenda a Roma. Quel tavolo, per intendersi, attivato dal precedente esecutivo nazionale e al quale i vertici di Whirlpool non presenziarono nell’ultima seduta svolta a settembre, nonostante la presenza nello stesso di due ministri dell’allora governo del premier Mario Draghi, ovvero Giorgetti e Orlando.  Si legge infatti in una nota sottoscritta dalle sigle sindacali: “Il coordinamento unitario di Fim, Fiom e Uilm ha deciso di chiedere un incontro al ministro delle imprese (ex Mise). Dopo la comunicazione fatta dalla multinazionale il 21 ottobre al Cae (comunicato sindacale europeo di gruppo) di aver avviato una procedura di cessione dell’area produttiva Emea e di essere in trattativa con due potenziali acquirenti, riteniamo urgente avere un tavolo al ministero per vincolare l’eventuale cessione a garanzie occupazionali e produttive. Lo stesso Governo dovrà pronunciarsi se ritiene strategico il settore degli elettrodomestici e quali azioni straordinarie intende intraprendere per la salvaguardia del comparto”.  Prosegue la nota: “In questo momento di turbolenza dei mercati con ripercussioni anche sulle vendite degli elettrodomestici è necessario aumentare le risorse destinate agli investimenti per lo sviluppo di nuovi prodotti certificati per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale e immaginare nuove e ambiziose misure di politica industriale. Se vi sarà la cessione di Whirlpool Emea chiederemo al ministero delle imprese di garantire tutti i siti produttivi e l’intera occupazione di 5 mila dipendenti. Finché non otterremo risposte, prosegue il blocco degli straordinari. In caso di mancata convocazione saranno intraprese nuove iniziative di mobilitazione. Inoltre reputiamo necessario chiedere politiche industriali di settore al nuovo governo e per questa ragione le segreterie nazionali sono impegnate a programmare un’assemblea dei delegati del comparto, dove elaborare proposte e far sentire la voce dei lavoratori italiani”. 

 

 


Il blocco degli straordinari è la misura decisa come forma di protesta anche nello stabilimento senese. Per il momento non sono in vista altri scioperi, dopo quello avvenuto per le strade senesi il 18 ottobre e che ha portato a manifestare in Piazza del Campo 500 persone tra dipendenti Whirlpool, istituzioni e cittadini. Afferma Massimo Onori, segretario generale della Fiom Cgil di Siena: “È urgente un intervento del Governo ed è necessario che avvenga e che si verifichi prima di questa paventata vendita. Il tutto al fine di garantire i livelli occupazionali degli stabilimenti Whirlpool. A quanto pare sono in corso delle trattative per la cessione delle fabbriche del gruppo nell’area Emea. Noi vorremmo avere non solamente informazioni, e al momento non sappiamo nemmeno chi sono i due soggetti interessati all’acquisto, ma anche poter dire la nostra e discutere delle condizioni di questa possibile vendita. Diciamo infatti no alla chiusura di stabilimenti e al licenziamento di dipendenti. Se ci sarà una vendita questi aspetti dovranno essere tutelati e salvaguardati”. Sulla vicenda è intervenuta anche la deputata del Partito democratico Irene Manzi: “Adesso che il Governo si è insediato – sono le sue parole – è necessario far partire subito un tavolo con i sindacati al ministero delle imprese per vincolare l’eventuale cessione a garanzie occupazionali e produttive. La multinazionale ha avviato una procedura di cessione dell’area produttiva Emea (Europa, Medio Oriente, Africa) ed è in trattativa con due potenziali acquirenti: è indispensabile che il governo vigili e chieda tutele e garanzie. A breve presenteremo, insieme al collega Curti e agli altri parlamentari del Pd, un’interpellanza al governo perché non si può pensare di conoscere i dettagli dell’intera operazione a trattativa conclusa”.