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Siena, Roberto Monaco (Ordine dei medici): "Il reintegro dei no vax non risolve le carenze. Covid, non abbassare la guardia"

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"Ci adegueremo alle future norme ma non dobbiamo abbassare la guardia nei confronti del Covid”. E' il monito giunto dal presidente dell'Ordine dei medici di Siena, Roberto Monaco, in merito alla possibilità di reintegrare in servizio il personale sanitario sospeso per inadempienza all'obbligo vaccinale. La linea per un progressivo ritorno alla “normalità” è stata indicata dal nuove ministro della Salute Orazio Schillaci attraverso l'annuncio di un provvedimento in fase di preparazione. Fulcro del documento sarebbe proprio l'annullamento delle multe previste dal dl 44/21 vista la scadenza, al prossimo 31 dicembre, delle disposizioni in vigore e data la “preoccupante carenza di personale medico e sanitario”.

 

 

“Aspettiamo di capire cosa verrà deciso – ha detto Monaco -, al momento è ancora in vigore la legge che non consente ai no vax di esercitare la professione. Siamo stati noi stessi come Ordine dei medici di tutta Italia a sospendere coloro che non erano in regola con il percorso vaccinale ma, in quanto sussidiari dello Stato, ci adegueremo a qualsiasi modifica. Se sceglieranno di abrogare le attuali disposizioni e di riammettere i colleghi sospesi lo faremo”. Sul territorio il fenomeno non sembra essere stato poi così consistente: “I medici no vax sul territorio senese sono pochi. Su 3.200 medici si contano infatti 50 medici senza vaccino, molti dei quali peraltro non operano nemmeno sulla nostra provincia, alcuni agiscono all'esterno. Per noi allora il fenomeno è irrisorio e ci permette di lanciare un messaggio positivo, cioè che il vaccino è stato un presidio utilizzato dai medici che credono nella scienza ma anche dai cittadini senesi e della provincia che hanno aderito alla campagna vaccinale in maniera incoraggiante”. Ma è ancora presto per considerare il Covid sconfitto: “Come uomini di scienza - spiega Monaco - dobbiamo valutare la nuova situazione pandemica. E' vero che il virus non ha più la stessa forza che aveva negli anni passati e quindi si può pensare di modificare alcune norme, ma questo non vuol dire abbassare la guardia. La scienza ci ha insegnato che i vaccini tutelano la salute di intere popolazioni nel mondo e i dispositivi di sicurezza, le mascherine ma anche il lavaggio delle mani, hanno avuto un ruolo decisivo. I comportamenti devono essere modificati in base ai dati. Al momento il quadro è confortevole e abbiamo anche un'altra opportunità da sfruttare. Mentre lo scorso anno infatti gli altri Paesi europei hanno avuto modo di organizzarsi in base a quanto apprendevano dai dati italiani (visto che siamo stati il secondo Paese ad essere inondato dal virus) oggi invece la situazione è ribaltata. La nuova variante che ha colpito di gran lunga la Germania ci permette di vedere a distanza gli effetti e prendere spunto per sistemare meglio la nostra organizzazione”.

 

 

Intanto prosegue la strada intrapresa dal ministro della Salute Schillaci che segna una decisa rottura nei confronti delle politiche di Roberto Speranza almeno in rapporto al vaccino. Una cosa è certa, se i 50 medici no vax sul territorio senese dovessero essere reintegrati questo non permetterebbe comunque di risolvere le criticità legate alla carenza di personale, perlomeno a Siena. “Chi dice che il Ssn è in crisi di personale per la mancanza di personale perché ci sono molti medici non vaccinati dice una cosa fuori dalla realtà. Se non c'è abbastanza personale sanitario è perché negli anni è mancata una seria programmazione sui fabbisogni dei professionisti della sanità, professionalità che deve essere cucita sulla società. Il medico non lo improvvisi, devi formarlo ma devi avere la capacità di capire come sarà la popolazione e di che tipo di personale avrai bisogno tra 5 o 6 anni. Secondo me – ribadisce Monaco – ad ogni laurea deve corrispondere una borsa di studio, i medici si devono specializzare”. E poi: “A Siena la carenza si sente esattamente come in tutta Italia, anche se da noi in misura minore rispetto ad altre realtà nazionali. E poi non dobbiamo lavorare solo per garantire la quantità del personale ma per cercare di tutelare la dignità del professionista che lavora nel Ssn. Fare in modo, insomma, che al professionista venga riconosciuto un ruolo sociale anche perché noi non siamo solo tecnici della salute, per fare diagnosi dobbiamo fare un ragionamento clinico. In definitiva - conclude il presidente dell’Ordine - sarebbe utile costruire un patto sociale tra le istituzioni e capire come inquadrare le specializzazioni grazie ai dati che possiamo mettere insieme”.