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Covid, a Siena i ricoverati crescono di sei volte in due settimane

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La quantità delle persone ricoverate all’ospedale delle Scotte di Siena per Covid continua costantemente a salire e ieri, 7 ottobre 2022, è stata riaperta anche l’area di media intensità. Dal 23 settembre, quando i pazienti al policlinico erano 5, il numero è quasi sestuplicato fino ad arrivare a 29.

 

 

“Questa crescita – afferma Elena Bargagli, responsabile del programma interdipartimentale coordinamento attività rete aziendale malattie rare, respiratorie e trapianti di polmone dell’azienda ospedaliero-universitaria senese – rispecchia quella che è una tendenza regionale e nazionale. Sta succedendo praticamente in tutto il Paese, è il trend del periodo. Tuttavia rispetto ad altre città a Siena i numeri sono più ridotti e la situazione è più circoscritta. All’ospedale delle Scotte abbiamo appena riaperto la terapia para-intensiva, dove è ricoverato un paziente mentre un altro che ha avuto un trapianto polmonare è in arrivo. La terapia intensiva rimane comunque chiusa. Per il resto in degenza ordinaria sono ricoverati pazienti in età elevata che hanno anche altre patologie. La situazione rimane sotto controllo e il piano a fisarmonica’ ci consente di essere sempre pronti a situazioni di vario tipo. Con l’arrivo dei primi freddi stagionali ci aspettavamo che potesse accadere qualcosa di simile. Anche il combinarsi con altri virus respiratori può contribuire alla crescita dei contagi. Poi abbiamo abbandonato le mascherine e adesso stiamo tutti spesso in luoghi chiusi. Tutte queste cose facilitano la circolazione e la diffusione del Coronavirus”. 

 

 

Si comincia ormai a parlare diffusamente di quarta dose del vaccino: "Questa escalation di contagi - spiega Bargagli - ci deve spingere verso tale soluzione, a cui non devono ricorrere solamente i fragili o gli ultra sessantenni. Francamente è semplice prevedere un incremento dei casi positivi al Covid fino almeno alla metà di dicembre. La protezione in termini di anticorpi per chi ha già contratto la malattia in media per almeno 3 mesi si mantiene alta, ma questa non è matematica e la situazione varia da persona a persona. In più, il pericolo della nascita di nuove varianti esiste sempre”.