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Chiusi, smascherati cinque “furbetti” del Reddito di cittadinanza. Uno ha incassato 23mila euro

Claudio Coli
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Anche nel senese non mancano i “furbetti del reddito di cittadinanza”, ovvero quei soggetti che, dichiarando il falso e senza requisiti, indebitamente percepiscono la nota misura destinata a chi ha perso il lavoro o ha evidenti difficoltà economiche per andare avanti. Grazie a un'indagine portata avanti dai Carabinieri locali, a Chiusi sono stati scoperti e denunciati ben cinque casi in comune tra loro che configuravano un raggiro bello e buono.
I soggetti, tutti di nazionalità straniera provenienti sia da est Europa che dal Nordafrica, sprovvisti dei requisiti necessari, avevano dichiarato il falso per ottenere il reddito di cittadinanza, una truffa allo Stato che andava avanti dal 2019, e per cui è scattata la denuncia. In totale i soggetti scoperti hanno indebitamente percepito circa 53 mila euro. Uno in particolare, ne ha incassati 23mila euro, altri quote intorno ai 4-5mila euro ciascuno. 

 

 


La scoperta della truffa è arrivata grazie all’attività investigativa condotta tra il marzo e il settembre di quest'anno dal personale della stazione dei Carabinieri di Chiusi Scalo, insieme ai colleghi del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Siena. Controlli e verifiche documentali, effettuati acquisendo numeroso materiale presso i Centri Assistenza Fiscale dei Comuni di Roma, Siena e Chiusi, che hanno subito mostrato la realtà delle cose, “fotografando” il falso.
Importante anche la sinergia investigativa con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Siena, gli uffici territoriali dell’Inps e gli uffici anagrafe di numerose cittadine, 

 

 


All’atto della domanda del reddito i soggetti infatti, due uomini e tre donne di età compresa tra i 33 ed i 70 anni, avrebbero reso dichiarazioni fasulle, omettendo volontariamente di comunicare informazioni che avrebbero certo impedito la concessione del beneficio. E in particolare, dalle indagini, sono spuntate finte attestazioni da parte dei responsabili che dichiaravano falsamente di essere residenti in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in maniera continuativa.
I risultati degli accertamenti sono stati segnalati alla Procura della repubblica di Siena, e all’Inps per l’interruzione dell’elargizione del sussidio e per il recupero delle somme indebitamente percepite finora, un'operazione, questa, che si prospetta ora particolarmente difficile, con i fondi che potrebbero essere stati in alcuni casi nel frattempo occultati, come ipotizzano gli investigatori. Ma l’attenzione su tali reati resta alta.