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Siena, infezioni per otto persone dopo intervento. Barretta: “Martedì avremo le prime risposte”

Carlo Pellegrino
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“Vicende come queste non dovrebbero capitare. Purtroppo stavolta è successo: abbiamo già assunto delle decisioni urgenti a tutela dei nostri pazienti e appena avremo chiaro l’accaduto faremo di tutto perché non accada mai più, anche grazie alle ulteriori precauzioni che adotteremo”. Antonio Barretta, direttore generale dell’Aou Senese, si definisce “profondamente amareggiato e dispiaciuto” dopo che a otto pazienti sottoposti a iniezioni intravitreali per maculopatie è stata riscontrata un’infezione. La somministrazione del farmaco nell’occhio è avvenuta l’8 settembre: quando alcuni dei pazienti sono tornati in ospedale con gli stessi sintomi, alle Scotte è scattato l’allarme e gli esami dei medici hanno portato alla stessa diagnosi di infezione. A quel punto i pazienti sono stati sottoposti a una vitrectomia: l’eliminazione del corpo vitreo, dove maggiormente si replicano agenti patogeni, serve per eliminare l’infezione. Dopo gli interventi, tutti riusciti, è iniziata una terapia e da questa dipenderà il recupero dei pazienti. L’Aou Senese ha aperto una verifica interna per fare luce sulla vicenda.

 

 

Sette anni fa a Careggi era successo un episodio simile. Si possono fare dei parallelismi e delle ipotesi?
“Questi problemi possono sorgere in due fasi del processo: o quando si prepara il farmaco o quando lo si somministra. Ci potrebbe essere anche un problema legato al paziente stesso, ma essendoci stati più casi è una fattispecie da escludere. Il compito che abbiamo ora è mettere in discussione il nostro operato con grande attenzione e scrupolosità per riflettere su ciò che è accaduto e che dobbiamo migliorare”.
L’ospedale di Siena è considerata un’eccellenza in Toscana per questo tipo di interventi. Parliamo di una procedura complessa o può essere considerata di routine?
“Non presenta particolari difficoltà, anche se niente in medicina può essere considerato semplice. Dura pochissimo tempo, un minuto o poco più, parliamo di un’iniezione fatta direttamente nell’occhio del paziente. Servono attenzione e professionalità, ma guardando alla durata della prestazione siamo all’interno degli interventi considerati a bassa complessità. Per questo potrebbe essere realizzata in un ambulatorio chirurgico: alle Scotte è stato deciso di farla comunque in sala operatoria per garantire un ambiente ancora più sicuro. Purtroppo come dimostra questa vicenda la sicurezza va sempre innalzata perché il rischio zero non esiste, anche se va ricercato”.
Quanti interventi come questo si fanno alle Scotte?
“Circa quattromila all’anno. Nell’arco di una sessione che dura sei ore possono esserne fatti diversi. Rispetto ad altre prestazioni di oculistica non siamo di fronte a qualcosa di particolarmente complesso”.
Nel rispetto dei tempi necessari a cercare le cause di un problema, specie in ambito sanitario, quando pensate che potranno arrivare delle risposte?
"Intorno a martedì dovremmo avere degli elementi di massima. Non sono certo che a metà della prossima settimana il quadro sarà del tutto chiaro, visto che parliamo di aspetti non facilissimi da stabilire, ma avremo di certo i primi riscontri”.
Quali precauzioni avete assunto?
“Per il momento sono state sospese le intravitreali. Era doveroso farlo in attesa di comprendere l’accaduto. Abbiamo chiamato tutti i pazienti sottoposti all’intervento tra l’8 e il 9 settembre, dopo che alcuni si erano presentati spontaneamente perché accusavano dolore o altre problematiche. Con i professionisti della Farmacia e dell’Oculistica stiamo passando al setaccio tutte le nostre procedure, mentre il laboratorio di analisi sta esaminando le varie fasi del processo per capire quale può essere stato il momento della contaminazione”.

 

 

Quanti pazienti avete richiamato?
“Una trentina, oltre ai sette che si erano presentati spontaneamente. L’ottavo paziente è stato intercettato grazie ai nostri richiami”.
Come stanno adesso?
“Sono stati dimessi e stanno bene. Ma per essere certi che il recupero sarà completo è necessario aspettare: dopo l’intervento chirurgico vengono sottoposti a cure farmacologiche, anche con antibiotici, ed è necessario attendere la fine del ciclo. Scusandomi con loro e i loro cari assicuro che riceveranno la nostra massima attenzione”.
Quando riprenderete con gli interventi?
“Martedì, dopo aver ricevuto i riscontri che attendiamo, avremo una riunione con tutti i professionisti coinvolti. Se avremo il quadro completo di quanto accaduto e dopo aver rivisto tutte le nostre procedure, a metà della prossima settimana. Qualora restasse ancora qualche dubbio ci prenderemo ulteriore tempo, al netto di urgenze che troveremo comunque il modo di gestire in sicurezza”.
Indagare e stabilire le cause, per poi procedere senza più dubbi.
“Indagare e non solo: rimuovere completamente queste cause. E’ l’iter che abbiamo stabilito e ci muoviamo all’interno di questo percorso, iniziato già quando i primi pazienti sono tornati in ospedale. Stiamo lavorando per capire cosa non ha funzionato, e sicuramente ci riusciremo, per fare in modo che quanto accaduto non succeda più”.
Che pensiero ha per i pazienti?
“La mia preoccupazione principale è per loro, con l’auspicio che tutto si risolva per il meglio. Li stiamo seguendo passo dopo passo garantendo loro la migliore assistenza possibile. C’è grande amarezza da parte mia e dei professionisti. Ma rinnoviamo il massimo impegno affinché non si ripeta niente di simile, visto che quattromila persone ogni anno si rivolgono a noi per queste problematiche”.