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Caro energia a Siena, la piscina dell'Acquacalda chiude il 30 settembre: "Siamo disperati". Ultima bolletta da 76 mila euro

Martina Ciliani
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“Siamo disperati, il 30 settembre chiuderemo l’impianto dell’Acquacalda”. Con queste parole Simone Pacciani, presidente Uisp Siena, torna a lanciare l’allarme sulla tenuta delle piscine. Il caro bollette ha ormai affossato le speranze di una tempestiva ripresa ed ora l'unica certezza è la chiusura. “Ho provato in tutti i modi ma con l'ultima bolletta di luglio da 76mila euro, rispetto ai 25mila euro dello scorso anno, siamo arrivati al limite - afferma Pacciani - E' tutto vero dunque, ho provato ad aspettare il più possibile ma non ce la facciamo: il 30 settembre chiuderemo l'impianto ad Acquacalda”. Un problema non da poco visto che continuano a rimanere sotto ristrutturazione le piscine di Montepulciano e Abbadia San Salvatore. Se non verranno erogati aiuti infatti, adulti e bambini dovranno rinunciare presto alle attività sportive in piscina e oltre 60 lavoratori potrebbero ritrovarsi senza un impiego. 

 

 

“Per i nostri dipendenti è probabile che attiveremo la cassa integrazione, vedremo - spiega il presidente Uisp - Loro sanno bene qual è la situazione, lo sanno meglio di me. Siamo lì tutti i giorni a pensare come risparmiare nelle piccole cose, tenendo una porta chiusa o eliminando una pompa ma ormai c'è solo tanta disperazione”. Una situazione divenuta insostenibile anche per i mancati ristori: “I soldi che sono arrivati per decreto Covid sono quelli del governo Conte, da Draghi infatti non è mai arrivato un euro. Continuano a parlare al futuro, dicono che ci aiuteranno che non ci abbandoneranno ma alla fine le bollette si pagano con i soldi non con le pacche sulle spalle”. Al grido di disperazione non è tardata ad arrivare la risposta da parte dell'amministrazione comunale senese. “Questa situazione - ha detto – è la dimostrazione dell'incapacità organizzativa di chi ha deciso di dare in gestione l'acqua di Siena in questa maniera, al solo soggetto. Ho parlato con il sindaco, il Comune ha a disposizione un milione e 400 mila euro da distribuire in aiuti ma è necessario fare una ripartizione delle risorse in maniera oculata, cioè tenendo conto dell'impatto che porterebbe una certa chiusura. Bisogna considerare in primis tutti quei servizi che sono indispensabili alla collettività, come appunto lo sono le piscine e poi c'è da tenere presente anche l’effetto della perdita dei posti di lavoro qualora chiudesse”. 

 

 

“Al momento - continua - stiamo cercando di verificare queste risorse, mi auguro che gli uffici che si interessano di bilancio mettano a disposizione i soldi e si attivino il prima possibile per coordinare un tavolo ove stabilire la distribuzione. Dobbiamo riuscire a prendere in tempo la situazione poi valuteremo anche le possibilità che si prospettano con il decreto aiuti, c'è infatti già una voce dedicata al settore sportivo che include le piscine”. La preoccupazione però è che queste risorse non saranno comunque sufficienti a coprire i danni: “Si tratta – spiega Benini - di aiuti che danno un respiro. E' la politica che dovrebbe dare risposte concrete di fronte a questa situazione, frutto della speculazione e anche dell'incapacità della classe politica attuale”. Per ora: “Bisogna capire i criteri da adottare per elargire aiuti a più gente possibile – conclude - aiuti diretti verso una tipologia di famiglie e a sostegno delle attività con un impatto sociale”.