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Siena, aumento delle mense scolastiche per i non residenti: "E' ingiusto pagare di più"

Annalisa Coppolaro
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Con l'apertura delle scuole, si torna a parlare di costi e servizi. A partire dalla mensa, che nei plessi di Siena, per i non residenti nel Comune, è aumentata 2 euro: da 6 a 8 a pasto. Un totale di 180 euro al mese per il primo figlio, da pagare indipendentemente dalle fasce di reddito. Per il secondo e il terzo si applica una riduzione del 20%. La cosa colpisce un centinaio di famiglie residenti in zone quali Montarioso, Belverde, Uopini, Sovicille, Castelnuovo Berardenga, Monteroni che, per praticità, luogo di lavoro o amicizie, hanno deciso di far frequentare ai propri ragazzi scuole dell'infanzia, elementari e medie nel capoluogo. Gli aumenti, secondo una delibera comunale del 19 maggio scorso, sono dovuti a fattori quali l'aumento dei costi generici e la “la mancata disponibilità, da parte dei Comuni limitrofi, all'accoglimento della richiesta dell'assessore all'Istruzione in data 15 marzo di stipulare apposite convenzioni per calmierare i prezzi in questione, dal numero crescente di alunni non residenti frequentanti le scuole statali del territorio di Siena che ha comportato un aumento di spazi, laboratori e relative spese, e all'aumento delle ore necessarie allo sporzionamento e altre tariffe legate alla mensa”. I genitori hanno anche provato a chiedere di poter portare il pranzo da casa, ma non è possibile: i pasti, anche per la reminiscenza delle norme anti Covid (che comunque si sono allentate notevolmente) vanno serviti in appositi piatti e sporzionati dal personale addetto. I giovani interessati sono circa 150 e devono anche affrontare le spese del trasporto.

“Rappresento una buona parte delle molte famiglie colpite da questo aumento - spiega Mimma Di Michele, residente a Monteroni d’Arbia - Mio figlio frequenterà la terza della primaria Duprè e, fin dal momento dell'iscrizione, sapevamo che venivano applicate ai non residenti le tariffe più alte sia per la mensa (6 euro) che per il trasporto scolastico (circa 350 all’anno) equiparandoli, senza presentazione dell'Isee, a chi supera i 52 mila euro. La delibera ha adesso aumentato il costo del pasto solo per chi vive in altro comune. Stiamo valutando un ricorso al Tar ma è molto costoso. Noi genitori, però, lavoriamo a Siena in ospedale, in uffici pubblici o privati e via dicendo, cioè offriamo servizi alla città: è così assurdo chiedere di usufruire per i nostri figli del servizio scolastico e di non essere discriminati dalla provenienza? Ci stiamo rivolgendo all’amministrazione, ma anche ai nostri dirigenti scolastici. Ho personalmente avuto un colloquio con quella della nostra scuola, che si è appena insediata e ha raccolto tutte le istanze e ha assicurato che cercherà la migliore soluzione per garantire ai bambini di continuare serenamente il percorso formativo iniziato. Anche perché, stando così le cose, tanti dovranno prendere in considerazione di chiedere un nulla osta e trasferire i figli in un’altra scuola, nel proprio comune”.

Benedetta Vittoria, prima, viveva a Siena e adesso si è trasferita a Montarioso, che fa parte di Monteriggioni. “Abbiamo lasciato che nostro figlio – spiega - concludesse il suo ciclo nello stesso asilo per non spezzare i suoi rapporti di amicizia, anche se ci siamo trovati a pagare da un mese all'altro 6 euro invece che 4, secondo il nostro Isee. Per continuità scolastica, dalla materna Santa Marta il bambino è passato, in maniera automatica, alla primaria Colleverde, e anche qui abbiamo preferito non dividerlo dai suoi compagni, in particolare dal suo migliore amico. Certe relazioni profonde vanno tutelate. Però adesso, oltre all’ulteriore aumento di 2 euro del singolo pasto, pur utilizzando le fermate del trasporto scolastico previste dal Comune di Siena, pagheremo 100 euro in più rispetto al massimo previsto per Isee: da 250 euro a 350 euro all'anno. Ma la scuola non è un mondo dove si cerca di insegnare l'inclusività? Noi non residenti ci sentiamo discriminati e, con quello che ci aspetta nei prossimi mesi, siamo preoccupati per questi costi”.