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Siena, offese Mussari sui social: condannata a 7 mila euro di risarcimento

Claudio Coli
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Il tribunale di Siena ha condannato a una pena pecuniaria da 1.500 euro, più un risarcimento da 7 mila euro, una ex dipendente del Comune di Siena che durante il periodo della pandemia insultò pesantemente su Facebook l’ex presidente di banca Mps Giuseppe Mussari. La decisione del giudice Francesco Cerretelli è giunta ieri dopo la discussione tra le parti. 

 


La donna, imputata per il reato di diffamazione aggravata, nel commentare un articolo di una testata online riguardante un’operazione di polizia a Siena durante il lockdown Covid, si era lasciata andare ad una raffica di insulti, legati al presunto utilizzo di stupefacenti e alla presunta appartenenza a Mafia e massoneria, oltre che ad offese a sfondo sessuale, secondo quanto riferito in aula. Attacchi, riferiti successivamente a Mussari non presente sul social network, che l’ex presidente di Mps ha ritenuto intollerabili tanto da arrivare a sporgere denuncia contro la donna, assistita dall’avvocato Sandro Sicilia.

 


Gli insulti apparivano sulla pagina di un giornale, con maggiore visibilità rispetto a una bacheca personale – ha detto in aula durante il processo lo stesso Mussari – Per quanto riguarda le vicende della banca ho sempre ritenuto il tribunale il luogo deputato a chiarirle ma nel corso della mia vicenda processuale – ha puntualizzato – ho sempre querelato chi mi ha accusato di essere un ladro”. Destinatario degli insulti anche Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita, parte offesa ma non parte civile nel procedimento, e che ha scelto un percorso in ambito civile, ottenendo un risarcimento da 14 mila euro. “Questa sentenza – ha commentato il legale di Mussari, l'avvocato Roberto Martini – dimostra come scrivendo certe cose sui social network si possa finire nei guai”.