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Siena, facoltà di Medicina: 718 studenti al test di ingresso

Foto: Bruchi

Gennaro Groppa
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In 718 (sui 764 iscritti) hanno tentato l’accesso tramite il test di selezione della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università degli studi di Siena. Sono 250 i posti a disposizione (due dei quali per il progetto Marco Polo, dedicato agli studenti non comunitari residenti all’estero). Si potrebbe pensare, dunque, che poco meno di uno studente su tre potrà coronare il proprio sogno e iniziare il percorso di studi per poter un giorno indossare il camice. In realtà dal periodo del Covid in avanti (la novità si è infatti realizzata nel 2020) questo calcolo non è proprio così matematico e preciso perché ci sono altre variabili da tenere in considerazione. I giovani che si presentano a Siena per fare il test di accesso a Medicina, infatti, arrivano per un principio di prossimità territoriale. Dal 2020, infatti, effettuano la prova di selezione a Siena i giovani che sono residenti nella zona meridionale della Toscana, quindi nelle province di Siena, Arezzo e Grosseto. Che qui fanno la prova e ottengono un determinato punteggio a seconda della bontà o meno delle loro risposte. Tuttavia questi ragazzi potrebbero avere indicato università di altre città come loro preferenza e scelta prioritaria. Un giovane di Arezzo che ha fatto il test di Medicina a Siena, ad esempio, potrebbe avere indicato la volontà di accedere all’Università di Bologna. Potrà farlo se raggiungerà un punteggio tanto alto che gli consentirà l’accesso. In passato arrivavano ad effettuare la prova di selezione a Siena pure molti giovani del sud del Paese. Che adesso invece, proprio per lo stesso principio di prossimità territoriale, devono sostenere la prova in università che sono vicine alla loro residenza. Questi ragazzi e queste ragazze, tuttavia, potrebbero avere indicato ugualmente Siena come loro scelta prioritaria. E potranno accedere alla facoltà di Medicina della città del Palio se otterranno un alto punteggio nel test.

 

 

Quel che invece è certo è che la professione di medico è ancora tanto ambita tra i giovani. In tutta Italia ieri in 65 mila hanno effettuato il test. E il dibattito prosegue anche sulla correttezza e sull’opportunità di mantenere ancora la facoltà a numero chiuso, in un frangente nel quale si lamenta la carenza di medici in tutta Italia, visti anche i numeri dei professionisti che negli ultimi anni sono andati in pensione e di quelli che lo faranno a breve. La prova di selezione senese ieri si è svolta al polo didattico di San Niccolò. È stata la terza volta che il test di ammissione veniva effettuato in quel centro di studi, ma la prima volta che la prova si è tenuta integralmente al San Niccolò. Nel recente passato, infatti, gli studenti erano stati divisi anche sul polo di via Mattioli e nelle aule del centro didattico delle Scotte
Le operazioni di riconoscimento e le attività obbligatorie prima di poter effettuare la prova sono iniziate alle ore 9. Tra di esse sono ancora in vigore le norme per la protezione dal Covid e per evitare la diffusione del Coronavirus. Tutti gli studenti, quindi, hanno dovuto mostrare al personale dell’ateneo la mascherina Ffp2 che poi sono stati tenuti ad indossare durante la prova. Gli zaini dei ragazzi e delle ragazze sono stati “incelofanati” e posizionati all’ingresso del polo didattico; hanno poi potuto riprenderli e rientrarne in possesso al termine del test. La prova ha preso il via alle ore 13, in contemporanea in tutte le università italiane. Cento sono stati i minuti a disposizione dei giovani per effettuare il test.

 

 

Tanti dei ragazzi presenti a Siena per la prova di selezione sono arrivati dal territorio aretino. Come Alessia Boni e Linda Battiston: “Proviamo un po’ di ansia – dicono, comunque con il sorriso sul volto, prima di entrare in aula. – Abbiamo fatto le scuole medie e anche le superiori insieme, speriamo di poter vivere insieme pure questa nuova esperienza. La Medicina è sempre stata il nostro sogno. E’ stata un’estate diversa dal solito, abbiamo studiato e ci siamo preparate tanto, concentrandoci sulla biologia”. “Ci sono tanti ragazzi che sognano di fare il medico per aiutare il prossimo – sono le parole di Andrea Cavigli – Già lo scorso anno provai il test, nel frattempo ho seguito e frequentato Biotecnologie perché alcuni esami sono convalidabili al primo anno di Medicina e hanno argomenti che possono esserci nel test”. 
“La figura del medico è ambita da tanti ragazzi – aggiunge Pietro Rossi – Non è ben chiaro nemmeno a noi giovani perché continui ad esserci il numero chiuso. E’ ovvio, ci sono decine di migliaia di ragazzi in Italia che fanno il test ogni anno. Se tutti diventassero medici poi ci sarebbe il problema contrario, cioè ce ne sarebbero troppi”. 
“Se diventerò medico potrò aiutare le persone e saprò come ci si può e ci si deve comportare in varie situazioni, anche di emergenza – afferma Francesco Terrazzi – Il numero chiuso? Credo che ci siano anche motivazioni relative agli spazi. Tuttavia qualche posto in più potrebbe servire”. 
“Servono tanti medici in questo momento nel Paese – sono le parole di Viola Perera, che arriva da Grosseto – Dobbiamo anche pagare 100 euro per il test senza essere sicuri di poter poi effettivamente accedere alla facoltà. Credo che arrivare a decidere del futuro di una persona con una prova selettiva di cento minuti sia una cosa ingiusta”. 
Prima dell’inizio del test alcuni giovani del Fronte della gioventù comunista hanno effettuato una protesta, chiedendo di abolire il numero chiuso: “Anche quest’anno – si legge in un volantino da loro diffuso – oltre 65 mila studenti parteciperanno ai concorsi per le facoltà di Medicina e chirurgia nella speranza di essere in quel risicato 20% che riuscirà ad entrare. Nel corso di questa crisi pandemica il sistema sanitario nazionale ha dimostrato tutte le sue debolezze strutturali che da anni lo caratterizzano. Tuttavia non sono bastati due anni di pandemia e più di 170 mila decessi per indurre un cambiamento di rotta. Dal 2010 ad oggi più di 170 presidi ospedalieri e 800 poli ambulatoriali sono stati chiusi in tutto il Paese. All’inizio della pandemia il nostro sistema sanitario nazionale si è presentato con 46 mila unità di lavoratori in meno rispetto a quanti ve ne fossero dieci anni prima. Quella contro il numero chiuso – termina così il volantino – è la lotta degli studenti per costruire un sistema sanitario migliore”.