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Siena, quindici famiglie vivono nell'incubo: "Le nostre case confiscate alla mafia per errore"

Annalisa Coppolaro
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Aspettano con ansia sul balcone, aprono la porta impazienti di raccontare una vicenda che ha dell'incredibile. Potrebbero restare senza casa da un giorno all'altro, e sono una quarantina di persone in tutto. Abitano in uno dei cinque palazzi di Ponte a Tressa, all'interno dei quali vivono 15 famiglie, le cui case al momento risultano confiscate alla mafia per un presunto errore giudiziario partito dal Tribunale di Palermo. E’ stata la lettera di uno dei condomini a rivelare la storia. “Sono Teresa Gullo e da 22 anni ho una malattia degenerativa gravissima, la Sla. Ho 49 anni, sono tracheotomizzata e ho la Peg per mangiare da sei anni, comunico attraverso un puntatore oculare, vivo a Ponte a Tressa, e qualche settimana fa a mio marito è arrivata una mail dall'amministratore del condominio in cui ci comunicava che 15 immobili sono risultati, erroneamente, confiscati come beni della mafia”. Poi la missiva di Teresa Gullo prosegue con i pochi elementi che risultano certi e che provocano da tempo immensa preoccupazione alle 15 famiglie di questa zona residenziale del comune di Monteroni d'Arbia. “Il Tribunale di Palermo che ha pronunciato la sentenza non ci ha, a tutt'oggi, fatto nessuna comunicazione. Il tutto è stato scoperto casualmente da una visura fatta per l'acquisto di un immobile del condominio”, prosegue Teresa, che vive con il marito Pasquale e ha due figli e due nipoti. 

 

 

“Oltre al nostro garage, che abbiamo acquistato con molti sacrifici nel 2013, con un regolare rogito notarile, è stato confiscato l'appartamento sul mio stesso piano di un'insegnante, anche lei disabile, che vive da sola. Altri condomini hanno acquistato le proprietà da terzi e non dalla ditta costruttrice di Palermo, condannata per mafia. E attualmente queste famiglie pagano anche il mutuo. Tutto questo - spiega il documento - è successo nell'ambito di un procedimento del tribunale di Palermo di confisca di beni della mafia, in cui però erroneamente sono stati inseriti gli immobili suddetti. Un atto quindi errato, che ci mette in gravissima difficoltà, senza avere ovviamente noi nulla a che spartire con la mafia. Chiediamo - proseguono le famiglie - di volerci aiutare a risolvere questo grandissimo problema ascoltando la nostra disperata richiesta di aiuto”. Le testimonianze che arrivano una volta che chi scrive arriva sul posto sono diverse, e si capisce che la situazione è davvero drammatica, ingarbugliata e che ad ogni famiglia costerà oltretutto molti soldi, considerato che ogni proprietario dovrà attivarsi giudiziariamente presso la Corte di Appello di Palermo per risolvere la questione e quindi riuscire (almeno tutti sperano) a continuare a vivere nei propri appartamenti di Ponte a Tressa. “Sono immobili costruiti da una persona i cui beni sono stati confiscati alla mafia, ma non è stato appurato il fatto che alcuni non erano più di proprietà della persona o ditta che li aveva realizzati”, dice Cristina Cardinali, anche lei proprietaria di un appartamento dei 15 su cui pesa il provvedimento di confisca. “Io e la mia vicina ci siamo rivolte per prime all'avvocato nell'aprile di quest'anno, quando ci siamo rese conto che sulla nostra casa pesava questo provvedimento di esproprio e che quindi non era più nostra ma proprietà dell'Erario dello Stato. Un monte di soldi saranno spesi per risolvere questa cosa, difficile sapere quanto, ogni appartamento è a se stante e quindi un caso indipendente. Ho comprato l'appartamento nel 2006 e mai avrei immaginato una vicenda di questo genere. Inutile dire che siamo enormemente preoccupati e al momento non abbiamo date o termini precisi. Navighiamo a vista”, conclude Cristina Cardinali, che vive in questa casa da molti anni con il marito e la figlia. La lettera dell'amministratore del condominio porta la data dell'8 agosto 2022, e le persone che incontriamo sono estremamente preoccupate e incerte sul loro futuro. Ci sono Nicla Muzzi, Shanaka Pires e la professoressa Anna Salerno, che abita sola nonostante una grave disabilità e che come gli altri vive da tempo con il terrore di trovarsi in mezzo a una strada. “Cosa dire, a quelle che sono le mie difficoltà quotidiane si è sommata questa nuova preoccupazione. Mi muovo su una sedia a rotelle e, anche se guido, posso raggiungere la mia auto ed essere un po' indipendente solo grazie a Pasquale, il mio vicino, che mi aiuta e che capisce, quanto sia difficile per me affrontare ogni giorno, dato che la moglie Teresa soffre di Sla da 22 anni. La paura di ritrovarmi senza la mia casa è grande, e mentre a loro hanno confiscato il garage, a me invece proprio l'appartamento, come a questi miei vicini. E' una storia incredibile. Il primo settembre incontreremo il sindaco di Gabriele Berni che ci ha espresso la propria solidarietà incondizionata”. Berni, primo cittadino di Monteroni, non è nuovo a vicende del genere, dato che la stessa Tenuta di Suvignano venne confiscata alla mafia anni fa, dopo essere stata a lungo controllata dalla malavita organizzata.

 

 

“La situazione è decisamente ingarbugliata e non risulta chiaro nemmeno a noi come sia potuto accadere - riferisce l’avvocato Paola Bazzotti, legale di alcune famiglie interessate dal serio problema -. Il provvedimento di confisca dei quindici appartamenti o annessi, venuta a galla ora, risale addirittura al 20 novembre 2020. Si tratta di immobili realizzati da due imprese, entrambe con sede a Palermo, e gli immobili tra il 2000 e il 2011 sono stati oggetto di decreti di sequestro. Dall’inizio del 2000 si è svolto un lungo iter giudiziario, tra Tribunale, Corte d’Appello di Palermo e Cassazione, terminato con la sentenza della Corte di Appello di Palermo di 100 pagine, mediante la quale è stata poi trascritta la confisca sugli immobili presso la Conservatoria dei registri immobiliari, come si evince dalle visure estratte. Attualmente - spiega il legale - sto collaborando con due avvocati di Palermo che stanno seguendo la vicenda insieme a me. Forse riusciremo presto a chiarire cosa sia accaduto e come mai queste quindici proprietà siano erroneamente state confiscate”. Ma quando e come si potrà risolvere la vicenda? E soprattutto, come potranno le famiglie tornare in possesso delle loro abitazioni e garage? “E' quello che stiamo cercando di capire per poi risolvere la spinosa questione - commenta ancora l'avvocato Bazzotti -. Ma per i tempi necessari a sbrogliare la matassa e per i costi, al momento non abbiamo idea. Speriamo entro la fine dell'anno di riuscire a risolvere il caso, capendo come sia potuto accadere, anche per togliere queste famiglie dall'angoscia in cui stanno vivendo. E’ comprensibile la preoccupazione dei residenti, che al momento oltretutto non possono fare compravendite o altri atti perché di fatto queste abitazioni non sono più di loro proprietà, ma appartengono ora all'Erario dello Stato. Pertanto, dovremo comunque effettuare la cancellazione dei provvedimenti di confisca agendo su ogni caso in modo distinto. I tempi e i costi di questa operazione al momento sono imprevedibili e una grande incertezza purtroppo permane”. Per 15 famiglie senesi non è quindi vicina la soluzione, con una spada di Damocle sulla loro casa.