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Siena, vaccino Covid: dipendente delle Scotte sospesa, il giudice la reintegra

Claudio Coli
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Secondo l'ospedale le Scotte di Siena una sua dipendente non aveva adempiuto all'obbligo vaccinale Covid, e per questo l'aveva sospesa dal lavoro: il giudice del lavoro di Siena però le ha dato ragione disponendo il reintegro e il pagamento degli stipendi arretrati. Un'altra controversia legata alla discussa faccenda delle vaccinazioni obbligatorie sui luoghi di lavoro è finita nelle aule dei tribunali. Protagonista una impiegata amministrativa dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Senese, che dopo aver fatto una prima dose di vaccino nel dicembre 2021 e aver contratto il Covid a gennaio 2022, ad aprile è stata oggetto di una procedura di avvio di sospensione dal lavoro, concretizzatasi a giugno con decorrenza fino al 31 dicembre 2022, nonostante avesse in dote il green pass rafforzato da guarigione, valido fino a luglio.

 

 

La lavoratrice, assistita dall'avvocato Antonio Panella, ha fatto ricorso al giudice del lavoro Delio Cammarosano, che ieri, 20 agosto, ha disposto con un'ordinanza di 24 pagine – dove il tribunale cita a suo sostegno argomentazioni scientifiche legate alla validità dei vaccini e precedenti di giurisprudenza - il reintegro e il pagamento degli stipendi arretrati, reputando "sproporzionata a livello costituzionale" la sospensione. “La soppressione di ogni forma di sostegno economico per un periodo di tempo consistente e potenzialmente indeterminato determina effetti pregiudizievoli e irreparabili per la soddisfazione delle essenziali esigenze di vita" afferma il giudice, e sul piano personale è “foriera anch’essa di effetti pregiudizievoli e irreparabili”. A difendere le ragioni dell'ospedale, gli avvocati Nicoletta Silipo e Filippo Frignani.

 

 

Ritengo che questa ordinanza sia un precedente fondamentale in materia di obbligo vaccinale, in quanto per la prima volta un giudice ha affrontato la questione dal punto di vista scientifico, oltreché giuridico – è il commento dell'avvocato della dipendente, Antonio Panella - nel provvedimento, infatti, il dottor Cammarosano ha richiamato studi dai quali emerge l'inefficacia del vaccino ad assicurare alla collettività l'immunità dal pericolo di contagio da Covid-19. Circostanza, quest'ultima, che, pertanto, rende sproporzionata l'adozione di un provvedimento di sospensione per i lavoratori in conseguenza dell'inadempimento di un obbligo inutile, come quello vaccinale. In tutta questa vicenda è davvero inverosimile la posizione dell'azienda, la quale – prosegue - nel giudizio ha dichiarato che non era a conoscenza del possesso del green pass da guarigione da parte della lavoratrice, sebbene la medesima veniva sottoposta quotidianamente al controllo del "certificato verde" da parte del datore di lavoro stesso. In ogni caso, quello che conta è che è stato tutelato il diritto della lavoratrice di ritornare al lavoro e l'Azienda, di conseguenza, dovrà versarle tutti gli stipendi arretrati”, conclude il legale.