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Banca Mps, attesa per il cda. Si tratta sugli esuberi. Salvini: "Io sul Monte dei Paschi ho le idee chiare"

Aldo Tani
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Banca Monte dei Paschi, i numeri prima di tutto. Quelli che saranno diffusi nel cda in programma giovedì 4 agosto, in merito all’andamento di Banca Mps nei primi sei mesi dell’anno. Un 2022 che come evidenziato qualche mese fa dal ministro Franco, riferendosi al vecchio piano industriale, si sarebbe dovuto chiudere in perdita: il ritorno all’utile era previsto nel 2023. Quello nuovo, varato a giugno dal management guidato da Luigi Lovaglio, attende ancora la validazione dell’autorità competente. Tuttavia, lo stesso banchiere ha da tempo indicato l’anno prossimo come il punto di ripartenza. E’ noto che per fare ciò serve portare a termine il piano di esuberi. Il confronto con i sindacati procede, ma nei due incontri ufficiali, non sarebbero stati fatti significativi passi in avanti.

Da parte di Rocca Salimbeni c’è consapevolezza che non è semplice smuovere 3.500 persone, ma è altrettanto vero che con un fondo di solidarietà portato a sette anni, l’operazione non può essere rimandata. Impossibile altrimenti intraprendere quella riduzione dei costi che è necessaria per ridare slancio all’istituto di credito. A fare da cappello a questo intervento e all’aumento di capitale da 2,5 miliardi, altro passaggio chiave, è l’instabilità politica. Il voto anticipato non dovrebbe sparigliare le carte, ma è indubbio che rispetto al varo del piano industriale, il contesto è assai differente. Se qualcosa il passato ha insegnato, è di lasciare fuori dalla campagna elettorale la vicenda Mps.

Argomento sconveniente anche a chi dà la colpa di tutte le vicissitudini a una sola parte politica. Non è detto che succeda, perché per attaccare gli avversari, questa storia va comunque di moda. Come ha già dimostrato Matteo Salvini. “L’idea della Lega di non svendere Mps è diventata realtà – ha detto il leader del Carroccio - Non si è svenduto Mps, che è un patrimonio valoriale e identitario, come qualcuno pensava, massacrando i dipendenti e chiudendo gli sportelli. Può dar vita a un terzo polo bancario per le piccole e medie imprese. Io ho le idee chiare su Montepaschi. A differenza di qualcuno che diceva ‘abbiamo una banca’, a me interessa che Siena e la Toscana continuino ad avere la loro banca”.