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Siena, i medici di famiglia sono sempre meno. Pozzi: "Super lavoro e troppi pazienti. E siamo noi a gestire il Covid"

Giovanna Belardi
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Sul sovraffollamento al pronto soccorso del Policlinico delle Scotte di Siena, da più parti è stato tirato fuori il discorso del filtro ad opera del territorio. E il riferimento è andato diretto ai medici di famiglia. Categoria in questo momento tirata spesso in ballo a qualunque livello. Ma a fronte delle criticità avvertite dalla sanità ospedaliera, viene risposto che i medici di famiglia, a maggior ragione dall’inizio del Covid, sono stati chiamati a sforzi notevoli. Il commento a quanto al momento è nell’occhio del ciclone, ovvero le file delle ambulanze e l’accettazione del pronto soccorso, arriva dal dottor Maurizio Pozzi, segretario provinciale Fimmg: “Che cosa viene chiesto ai medici di famiglia? Qui va fatta una considerazione di ordine nazionale. Pur essendoci una carenza generalizzata, dal 2020 il numero di medici e infermieri è un po’ aumentato. Non è tornato ai numeri del 2010 ma è aumentato. Invece il numero dei medici di medicina generale è continuato a calare, siamo al – 10%. Poi c’è la questione Coronavirus, e anche il discorso ferie. Mancando i medici è difficile trovare sostituzioni. Così il collega si ritrova con i suoi pazienti e in aggiunta quelli del medico in vacanza. Parliamo di numeri consistenti, a cui si aggiungono le centinaia di messaggi wapp e le mail. Si fa presto a puntare il dito sui medici di famiglia, ma il carico di lavoro è pesante. Si aggiungono i pazienti delle Rsa, più quelli dimessi precocemente che comportano cateteri, flebo e via dicendo. Si tira il cappello dove puoi arrivare”.

Però alla fine c’è chi dirotta sul pronto soccorso.

Non dico che non ci sia chi fa un uso sciolto di certe indicazioni, ma la categoria il suo lavoro lo sta facendo. Basti pensare alla ripresa del virus: il grosso lo stanno facendo i medici di base. A questo punto secondo me bisogna prendere atto del fatto che cambiando gli scenari, devono cambiare anche i modelli organizzativi, altrimenti come facciamo a rispondere alle esigenze del territorio? I nostri colleghi non ce la fanno più e così si finisce solo con l’incentivare il prepensionamento. Non è più possibile benché siamo in una provincia, quella di Siena in cui abbiamo utilizzato il discorso di investire in personale e strutture. Nella provincia di Siena ci sono svariati centri medici realizzati con medici di famiglia, e per questo oggi ancora ci difendiamo rispetto ad altre realtà. Queste strutture potrebbero assorbire qualcosa in più. Se ci si mette al tavolo con la Regione e con la Asl, si potrebbero trovare soluzioni organizzative”.

Che cosa serve ad oggi?

“La categoria ha bisogno di essere sostenuta, i tempi si restringono, soffre il sacrificio. Ripeto, la stragrande maggioranza dei casi Covid, anche in questa fase, sono stati gestiti a domicilio dai medici di base. Dunque cosa si vuole dai medici di famiglia? Diciamo piuttosto come è l’oggettività dei fatti. Scatenare a oggi una guerra degli uni contro gli altri non ha senso. Piuttosto tiriamoci su le maniche e facciamo quello che c’è da fare. Non si può accettare che a fronte del comportamento non adeguato di un medico si colpisca l’intera categoria: la stragrande maggioranza dei medici di famiglia ha fatto e sta dando tantissimo”.