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Siena, caos Pronto soccorso. Il NurSind: "Attese infinite. Impossibile garantire sicurezza e isolamento"

Giovanna Belardi
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A Siena Pronto soccorso preso d’assalto, con le ambulanze e i relativi pazienti in fila sotto il sole, per ore, in attesa che all’interno si liberi qualche posto letto. E anche dentro la parola d’ordine è giacenza, visto che ci sono pazienti che aspettano giorni prima di passare il varco. Anziani, bambini, persone che stanno male. E’ la situazione fotografata e denunciata dal NurSind che mette il dito sulla dolente piaga del reparto, dove in questa estate rovente i numeri non sembrano affatto tornare. “I pazienti - spiega Danilo Malatesta, segretario territoriale di Siena del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche - sono costretti a stazionare in pronto soccorso anche quattro giorni prima di essere ricoverati, a causa della carenza di personale in grado di prendere in carico i malati. Martedì erano sessanta le persone in pronto soccorso: alcuni in attesa dell’esito del tampone, altri che aspettavano di essere ricoverati, alcuni dei quali addirittura da domenica”. E data la situazione non sono mancati momenti di tensione, con familiari e amici del paziente in attesa che reclamavano: “I sanitari non meritano di lavorare così e i cittadini non meritano questo trattamento - continua Malatesta - Sono mesi che si va avanti in questo modo. Di fatto in questo momento ci sono reparti chiusi o che ospitano 3-4 pazienti, con molti letti vuoti, proprio a causa della carenza di personale. Gli operatori del pronto soccorso sono esasperati, c’è chi ha ancora 200 giorni di ferie da smaltire. Una situazione inaccettabile, sulla quale vanno presi provvedimenti”.

Il caos al pronto soccorso crea difficoltà ovviamente agli equipaggi del 118, per larga parte composti da personale volontario, costretti ad attese interminabili che vanno ben al di là degli orari dei turni di servizio. “Come sindacato chiediamo che i pazienti trovino una collocazione nei tempi previsti dal patto Stato-Regioni e che i dipendenti possano, al contrario di adesso, lavorare in sicurezza rispettando il rapporto adeguato tra pazienti e infermieri. Ci sono delle notti in pronto soccorso durante le quali un infermiere si trova a gestire anche venti pazienti, alcuni dei quali critici”.

Notti con un alto numero di ingressi, specialmente nelle ultime settimane che vanno a incidere sulle presenze pregresse. Segnala Malatesta che a fronte di questi ingorghi ci sono invece reparti dove c’è un infermiere per due o tre persone. Poi il caso Covid: spiega il segretario del NurSind che a complicare ulteriormente la situazione nei giorni scorsi la comunicazione della direzione generale dell’azienda ospedaliero-universitaria senese: i tamponi per rivelare se i pazienti che arrivano in pronto soccorso sono positivi o meno al Covid non possono più essere processati dalle 22.30 alle 7 se non in caso di codici rossi. “Questo implica - conclude Malatesta - che una volta esaurite le sei stanze utilizzate per ospitare i pazienti in attesa di referto, non possiamo neppure più garantire l’isolamento. Uno stato di cose al quale l’azienda deve porre urgentemente rimedio. E’ mortificante per noi vedere certe situazioni”.