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Siena, la pneumologa Bargagli (Scotte): "Pazienti più fragili restano le vittime del Covid"

Carlo Pellegrino
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Tra mercoledì e venerdì il Covid ha ucciso sette persone che erano ricoverate all'ospedale Le Scotte di Siena. Ieri un altro decesso. Numeri importanti, che ricordano i giorni più bui della pandemia. Cosa sta succedendo? Lo spiega Elena Bargagli, responsabile del Centro di riferimento regionale delle malattie interstiziali polmonari e pneumologa del reparto di malattie dell'apparato respiratorio alle Scotte. “Tra queste persone anche tre pazienti deceduti nell'arco di otto ore in quella che è stata una giornata terribile nella nostra bolla - sospira la professoressa, ordinario del dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell'Università di Siena – parliamo di malati in condizioni critiche, già defedati da malattie croniche, oncologiche, fibrosi polmonari, cardiopatie gravi”.
Non cambia, quindi, l'identikit delle persone contro le quali il Covid si accanisce.
“La situazione è immutata. Molto anziane o gravemente compromesse dal punto di vista immunitario”.
Preoccupa il numero di morti in crescita?
“In termini assoluti sì, ogni vita ha un valore. Tuttavia se pensiamo a quanti contagi ci sono stati e continuano ad esserci, la percentuale di pazienti che necessita di ricovero è tendenzialmente stabile”.
Sicuramente il Covid continua a sorprendere per la capacità di adattarsi. Adesso colpisce duramente anche in estate.
“Parliamo di un virus davvero intelligente in grado di mutare rapidamente e provocare vari sintomi. Le attuali varianti colpiscono le basse vie respiratorie, provocando tosse e affanno, l'apparato gastrointestinale e più raramente olfatto e gusto”.
 

 

E le polmoniti?
“Solo un numero limitato di pazienti positivi sviluppa questa complicanza, merito dei vaccini o forse di varianti meno aggressive. La rapida progressione verso la polmonite e l'insufficienza respiratoria avviene nei non vaccinati o in pazienti con malattie ematologiche, cancro, immunodepressi che non hanno sviluppato anticorpi protettivi in risposta al vaccino. Di sicuro, parlando delle complicanze fibrotiche polmonari irreversibili post Covid, proprio di recente è emerso un dato scientifico interessante”.
Quale?
“Al congresso internazionale Chest di Bologna sono stati riportati i risultati di studi condotti su autopsie e biopsie polmonari post Covid. E' stato dimostrato che le sequele polmonari irreversibili si sviluppano quasi esclusivamente in soggetti che avevano già una pregressa malattia polmonare. Queste persone, spesso uomini fumatori, hanno una maggiore predisposizione a sviluppare un danno post infezione. E' una novità importante: adesso sappiamo che la maggioranza dei nostri pazienti Covid sviluppa sequele polmonari che, dopo un anno, tendono a risolversi”.
E' possibile che situazioni respiratorie già difficili in partenza favoriscano l'insorgere di forme più severe della malattia?
“Certamente, il virus trova uno stato infiammatorio all'interno del polmone che predispone alla polmonite interstiziale. Se le vie aeree e il tessuto polmonare sono alterati è più facile che questo avvenga”.
A che punto siamo con le cure per il Covid?
“C'è un farmaco nuovo che stiamo impiegando a scopo preventivo anche nella nostra Azienda destinato soprattutto ai trapiantati di polmone che non hanno sviluppato una adeguata risposta immunologica al vaccino. E' un farmaco di prevenzione, pensato per indurre la risposta anticorpale protettiva e che sta aprendo nuovi scenari di terapia”. 
Antivirali e monoclonali servono ancora?
“Assolutamente sì, chi dice il contrario sbaglia. Se somministrati precocemente nei pazienti fragili e in quelli molto anziani riducono la durata della malattia e la severità”.
Vaccino per gli over 60 adesso o a ottobre aggiornato alle varianti?
“Vista la risalita drammatica dei contagi e senza una data certa per il nuovo vaccino studiato per le ultime varianti, il mio consiglio è di fare adesso la quarta dose. Anche perché gli anticorpi decadono velocemente e i casi di reinfezione sono frequenti”.
 

 

Tra 20 giorni sarà di nuovo Palio. Timori?
“Subito dopo l'aumento dei contagi che ha fatto seguito alla Carriera di luglio ci siamo confrontati con i colleghi di altri ospedali, preoccupati. E' quello che accade in altre realtà dopo un qualsiasi grande evento, come un concerto o una manifestazione sportiva importante”.
Come dire: la vita deve andare avanti.
“La vita è ripresa anche perché chiusure totali non possiamo più permettercele. Spetta a noi medici, infermieri e operatori, coordinati dalle nostre direzioni, gestire queste ondate. Resta l'appello al buon senso di tutti”.
Anche perché difficilmente ci libereremo del Covid.
“Alla sua scomparsa improvvisa ormai non crede più nessuno. Questo virus è così capace di adattarsi all'uomo che difficilmente potrà essere debellato. Alternerà fasi più o meno virulente: la speranza è che vaccino dopo vaccino, infezione dopo infezione, la popolazione possa diventare sempre meno vulnerabile”.
E il follow-up delle Scotte prosegue?
“Assolutamente sì e con rinnovato impegno. Proprio in questi giorni abbiamo rivisto la procedura a livello multidisciplinare grazie alla motivazione dei clinici, della direzione generale e della direzione sanitaria a proseguire nei follow-up per i nostri pazienti in un momento in cui altre aziende per il crescere eccessivo dei numeri e l'impegno in altri setting hanno scelto di abbandonare. Noi invece stiamo integrando il percorso con nuove competenze: oltre agli esami classici (come esami di laboratorio spirometria, ecocuore e tac), grazie al coinvolgimento dei neurologi alle Scotte abbiamo il primo ambulatorio del neurolongcovid in Toscana. Un percorso clinico assistenziale specifico per le complicanze del sistema nervoso centrale e periferico post Covid. Il nostro lavoro non solo continua ma diventa nel tempo sempre più articolato”.
L'impegno è gravoso. Quanto sarà importante la formazione degli specializzandi?
“Lo sarà sicuramente. La formazione e la ricerca sono indirizzati in un ambito che sta toccando da vicino la storia della popolazione, i giovani crescono motivati a scoprire come poter intervenire nella cura di questi malati. Per noi docenti è bello vedere il grande interesse nei confronti della disciplina che amiamo e grazie al supporto dei nostri bravi collaboratori ci impegniamo in pubblicazioni, progetti di ricerca, nella realizzazione di molte tesi di laurea in questo ambito. Lo stimolo che arriva dagli studenti e dai giovani ricercatori è fondamentale. C'è anche un rinnovato interesse da parte delle case farmaceutiche: ogni azienda sta cercando di testare nuove molecole per curare le fibrosi non Covid, da applicare successivamente alla polmonite interstiziale indotta dal virus. Nel nostro centro di riferimento regionale sono attivi 12 trial clinici internazionali per individuare la terapia giusta contro queste malattie. Siamo molto orgogliosi di poter essere parte attiva di questo percorso al servizio dei nostri pazienti”.