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Siena, elezioni politiche: Cenni e Michelotti in pole, guidano la squadra di chi punta a un posto in Parlamento

Aldo Tani
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Mappa alla mano, presto si inizierà a piazzare i carrarmatini. Sarà una partita di risiko complicata per i partiti: forse la più difficile della loro storia recente. Le pedine in mano sono poche e scarso è il tempo a disposizione per le decisioni. Appena un mese a disposizione per stilare le liste dei candidati, prima di procedere con la campagna elettorale. Se la seconda fase sarà in salita, coinvolgere gli elettori in piena estate ha i contorni di un’impresa, la prima rischia di far perdere il sonno. 
I posti destinati alla Toscana sono 36 (24 deputati e 12 senatori): 21 in meno del 2018. Di norma, a parte casi eccezionali, si riparte da chi un seggio a Roma lo possedeva. E’ chiaro quindi che tanti non saranno accontentati. Poi ci sono le spinte territoriali, con amministratori locali e regionali che premono per rientrare tra i candidati. Il tutto da inserire nel nuovo disegno delle circoscrizioni, dove cinque province hanno perso il privilegio di “giocare da sole” per la Camera, finendo accorpate con i territori vicini. 
Per intendersi, Siena si dovrà spartire il seggio uninominale con Grosseto e quello plurinominale, che vale per 5 posti a Montecitorio, con Grosseto, Arezzo e Livorno. Questo comporta un lavoro di pesi e contrappesi per fare in modo che la rappresentanza territoriale sia garantita. Non a caso, nel giro di qualche giorno i partiti si chiuderanno a loro interno per ragionare su come muoversi, soprattutto in vista di possibili coalizioni. Sarà un’azione piramidale, nel senso che le direttive partiranno dal piano nazionale e poi a cascata fino a livello provinciale. 

 


Il Pd su Siena punta a riconfermare due deputati: uno nel listino e uno nel testa a testa potrebbe essere la strada individuata. “Per risultati raggiunti e quanto dimostrato in questi anni, Siena se lo merita”, taglia corto il segretario provinciale Andrea Valenti. In lizza ci potrebbe essere di nuovo Susanna Cenni, a Roma dal 2008. Si tratterebbe del quarto mandato e si renderebbe quindi necessaria una deroga: tuttavia fu così anche nel 2018. Per il secondo posto lo scenario si fa più complicato. Nel seggio uninominale cinque anni fa è stato eletto l’ex ministro Pier Carlo Padoan, “un paracadutato”, sostituito poi lo scorso autunno da Enrico Letta. Il segretario può giocare su diversi tavoli, ma sembra improbabile che lo faccia nel sud della Toscana. In ascesa ci sono le quotazioni di Leonardo Marras, ex presidente della Provincia di Grosseto e oggi assessore regionale. Se la scelta dei Dem ricadesse su di lui, Siena sarebbe costretta a farsi da parte. L’alternativa è che pure il secondo nome arrivi dal listino. Difficile che sia un referente del capoluogo, più facile che sia lo stesso Valenti a essere chiamato in causa. 
Il centrodestra merita un discorso a parte. Il triumvirato che lo guida, tra un mal di pancia e un altro, procederà a breve con la spartizione dei collegi uninominali. Fratelli d’Italia ha la sicurezza di migliorare la performance del 2018, quanto elesse 4 tra deputati e senatori. A uno di questi posti punta Francesco Michelotti. L’assessore comunale ha “la sfortuna” di aver nel proprio collegio un big del partito, Fabrizio Rossi, coordinatore regionale e vicesindaco di Grosseto. Se venisse dirottato all’uninominale per il Senato (che comprende anche Arezzo), allora Michelotti avrebbe strada libera. Il partito della Meloni tuttavia ha già diverse caselle occupate. Giovanni Donzelli che si giocherà la riconferma su Firenze e il senatore Giacomo La Pietra su Pistoia. La volontà sarebbe quella di coprire i territori scoperti. 
La Lega punterà sul plurinominale. Nelle ultime elezioni Siena contribuì all’elezione di Manfredi Potenti, tutt’altro che un rappresentante del territorio. A differenza di Claudio Borghi, che perse nell’uninominale contro Padoan e fu ripescato nei listini. Difficile ma non impossibile una corsa bis per Tommaso Marrochesi Marzi, sconfitto da Letta nelle suppletive. Per quanto riguarda Forza Italia, Siena ha poche chance di essere coinvolta in operazioni da prima fila. Dietro ai partiti principali, c’è tutta una schiera di raggruppamenti “minori”. Italia Viva sembra quello più quotato. Non è detto che sia sufficiente a Stefano Scaramelli per tentare il grande salto. Un nome più sicuro sembra quello di Riccardo Nencini, esponente socialista. Nel 2018 fu eletto al Senato nel collegio di Arezzo, che comprendeva anche Siena e oggi conta anche Grosseto. 

 


A margine c’è la campagna che riguarda le elezioni amministrative 2023. La competizione nazionale di fatto pone uno stop prolungato alle faccende locali. Improbabile che il sindaco Luigi De Mossi faccia l’eventuale passo in avanti prima di ottobre e, allo stesso modo, la coalizione di centrosinistra. Tutto rimandato, il Paese chiama.