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Caso Rossi, l'imprenditore Degortes: "Festini? A Siena non c'erano"

Aldo Tani
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"Quali segreti poteva sapere di quella banca?”. Per Antonio Degortes nessuno che potesse metterlo in pericolo di vita. Da qui la convinzione, questa volta ribadita di fronte alla commissione che indaga sulla morte di David Rossi, che il manager di Mps si sia suicidato: “Le persone vicine a David, esclusa moglie, figlia e fratello, sono tutte convinte di questa ipotesi, nessuno di noi ha dubbi sulla questione”.  L’imprenditore ha quindi parlato dell’ultimo incontro avuto con lui. “Ho visto David l’1 marzo, lo incontrai casualmente, non era un incontro fissato. Ebbi la sensazione, all’epoca, che David nemmeno mi riconoscesse invece dopo che ho letto alcune affermazioni agli atti sul presunto ‘gruppo della birreria’, mi è venuto il dubbio che non mi avesse voluto riconoscere in quel momento, che era un momento molto particolare”. Degortes ha poi dettagliato quel momento: “Non era lucido. Iniziammo a parlare della situazione e mi disse subito: ’Io penso che mi dovrò cercare un lavoro, la situazione è quella che è”. 

 

 

La spiegazione di questa presa distanza, secondo il figlio dell’ex fantino Aceto, è da ricercarsi proprio in quella comitiva di persone molto chiacchierata al tempo: “David legge i giornali ed è ovvio che si preoccupa vista la frequentazione che avevamo. Svelato così l’arcano sul perché era preoccupato del gruppo della birreria. In quel periodo David viveva in una situazione di grosso disagio”. Riguardo ai suoi rapporti con l’ex capo della comunicazione di Mps, Degortes ha sottolineato di aver conosciuto David “alla fine degli anni ’90” e “dal 2010 abbiamo istituzionalizzato i nostri incontri, ci eravamo presi l’impegno, a parte l’estate e il Palio, ci trovavamo ogni 15 giorni a pranzo al mio ristorante. David era una sorta di consigliere dell’attività culturale e politica dell’associazione ‘Per Siena’. Non abbiamo mai avuto con Rossi confidenze personali”. 

 

 

Degortes si è poi concentrato sulla questione festini, “una follia che ha portato alla distorsione della realtà”, che nel tempo lo ha visto scontrarsi, anche per via giudiziaria, con le Iene. “Io non ho mai partecipato a festini di droga e sesso: mai – ha spiegato l’imprenditore -. Se ci fossero stati festini a Siena ne sarei stato a conoscenza, ma non c’era quel genere di festini a cui partecipavano politici, imprenditori, personaggi altolocati. Quel genere di festini non c’erano a Siena”. La commissione la prossima settimana sarà impegnata con le audizioni dell’ex questore Giancarlo Benedetti e del vicequestore aggiunto Sabato Fortunato, già ascoltato poche settimane fa.