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Siena, caso Rossi. Taddei: "David non custodiva chissà quale segreto"

Aldo Tani
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“Non sembrava lui, era una persona assente”. Non sono state parole nuove quelle risuonate in Palazzo San Macuto. In un anno di lavori, nel descrivere le ultime settimane di vita di David Rossi, diverse persone hanno tratteggiato questo profilo. Nessuno però conosceva il manager meglio di David Taddei: amico fraterno e suo testimone di nozze. E’ partito proprio dal loro incontro, agli inizi degli anni Novanta, il racconto del giornalista. Un rapido excursus fino ai giorni nostri, con i due che l’ultima volta si videro il 28 febbraio 2013. “Dopo aver letto della perquisizione gli mandai un messaggio ironico ‘Dove devo venire a portarti le arance’ – ha attaccato Taddei -. ‘Non scherzare su queste cose’, mi rispose. Ne abbiamo poi parlato per telefono e quindi ci siamo incontrati in banca. Era sospettoso e mi disse che voleva cambiare ruolo. ‘Mi piacerebbe andare a lavorare la terra’, aggiunse. Mi accennò anche al fatto di voler parlare con i magistrati per ricostruire lo scenario politico. Io glielo sconsigliai, perché tanto sapevano già tutto”. Da quel giorno non si incontrarono più, ma Taddei ha ricordato la sua reazione quando lesse delle mail inviate da Rossi a Fabrizio Viola: “Per immaginare che David possa essere arrivato a chiedere aiuto, penso che dovesse essere proprio disperato. Io lo chiamavo l’uomo che non deve chiedere mai”. 

 

 

Vista la conoscenza, i commissari hanno chiesto anche dei bigliettini ritrovati nell’ufficio del manager. “Le perplessità di Antonella Tognazzi, la moglie di David Rossi, sui bigliettini possono essere motivate. Non chiamava sua moglie ‘Toni’ e nemmeno la chiamava ‘amore’. Ma ho anche pensato che forse in quella situazione lì poteva aver cercato le parole giuste, le parole che non aveva mai detto”, ha evidenziato il giornalista, che sulla fine dell’amico ha esclamato: “Il piatto dell’ipotesi suicidio pesa di più rispetto a quella dell’omicidio ma al momento non siamo nelle condizioni di escludere altro, ma non credo che David Rossi fosse custode di chissà quale segreto”. Una riflessione seguita da un altro spunto personale: “Se devo immaginare che possa aver avuto un esito diverso dal suicidio devo immaginare che qualcuno gli possa aver chiesto conto di qualcosa e lui con le sue parole caustiche possa avergli fatto perdere la pazienza e dopo un diverbio si sia arrivati a un esito drammatico, ma non lo credo”. Considerazione esternata in merito ai festini, perché su un eventuale movente legato alle sue conoscenze bancarie, Taddei ha evidenziato: “Quando è scoppiato il fenomeno derivati lui era all’oscuro e ha chiesto informazioni ai vertici della banca. Sulla base di questo, non credo che possa essere stato ucciso sulla base di quello che sapeva. C’erano migliori occasioni per ucciderlo che infilarsi in banca”. Ritornando ai festini, “io al massimo ho sentito parlare di feste”, il giornalista ha chiarito: “Non credo che se ci siano stati questi festini fossero così orgiastici come sono stati rappresentati. Siena è un piccolo paese, sarebbero venuti fuori. Immagino comunque di più delle cose che per un piccolo paese possono avere una rilevanza non proprio bellissima. Di sicuro David Rossi ai festini non ha partecipato. Lui era una persona che non sopportava la vicinanza fisica, se ti avvicinavi troppo si allontanava. In venti anni di amicizia non mi ha mai nemmeno dato la mano, né ci siamo mai abbracciati. Non andava in piscina perché secondo lui erano posti poco igienici. Non posso immaginarlo in certi scenari o lui ha finto con tutti noi”. 

 

 

A proposito di finzione, Taddei davanti alla commissione parlamentare ha espresso un rammarico professionale che ha coinvolto lo stesso manager: “Io e David Rossi ci abbiamo messo la faccia e la reputazione, abbiamo raccontato ai giornalisti che Mps non aveva problemi, che a Siena andava tutto bene. Se avessimo avuto quello scenario in mano non avremmo negato tutto fino all’evidenza”. Al giornalista è stato infine chiesto di parlare del “gruppo della birreria”. “Che fossero persone determinate a fare carriera sì, che facessero qualcosa di male no – ha spiegato Taddei -. Io avevo sconsigliato Franco Ceccuzzi di farsi sostenere da loro in campagna elettorale”.  Al termine dell’audizione, la commissione ha stilato il calendario delle prossime udienze: il 23 giugno è previsto il confronto con l’imprenditore Antonio Degortes, mentre il 30 saranno ascoltati l’ex questore Giancarlo Benedetti e, per la seconda volta, il vicequestore Sabato Fortunato. Il 12 e 13 settembre, poi, l’organismo presieduto da Pierantonio Zanettin potrebbe essere a Siena per svolgere l’esperimento giudiziale. Si tratta della ricostruzione, con orario preciso, degli eventi accaduti dopo il decesso di Rossi. “Abbiamo voluto mettere ordine – ha affermato il presidente – e per farlo è svolgere l’esperimento giudiziale in loco”.