Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Siena, Barretta (Scotte): “Attività chirurgica e visite ancora in crescita. Ma sale anche la domanda"

Esplora:

Carlo Pellegrino
  • a
  • a
  • a

L’Aou Senese guarda oltre il Covid. Lo fa, in realtà, da 18 mesi, da quando cioè l’ospedale è riuscito ad adattarsi all’emergenza sanitaria avvicinandosi ai numeri precedenti alla pandemia. “Sull’attività chirurgica, parliamo ovviamente di quella programmata, perché l’urgenza va trattata subito – afferma il direttore generale Antonio Barretta - i volumi tra gennaio e maggio del 2022 sono più elevati del 2021, nel quale avevamo già recuperato moltissimo sul 2020 con la performance migliore a livello regionale”. 
A che risultato erano arrivate le Scotte?
"Nel 2021 abbiamo quasi raggiunto il volume del 2019 meno il 10%, ovvero, l’obiettivo che ci aveva dato la Regione. Nel 2022 stiamo facendo un po’ meglio del 2021: il nostro obiettivo è quello di tornare ai livelli pre pandemia ma non so se sarà possibile riuscirci perché il Covid c’è ancora eccome; basti pensare che a gennaio e febbraio del 2022 abbiamo avuto più ricoveri che negli stessi mesi del 2021. Con un altro aspetto importante: tanti dipendenti vaccinati ma positivi e quindi assenti dal posto di lavoro. L’aver superato questa fase critica ed essere a maggio più avanti rispetto all’anno scorso, dovendo gestire le assenze del personale, è un risultato importante”.
 

 

Come è stato possibile?
“Intanto è frutto del grande impegno dei professionisti che ringrazio. E poi c’è l’organizzazione che ci siamo dati e la continua attenzione dell’uso che viene fatto delle sale chirurgiche, con un’attività di programmazione efficace e con il costante controllo di ciò che viene fatto. Ogni settimana forniamo ai professionisti un report su come vengono usate le risorse affinché si possa sempre migliorare. Per esempio, andiamo a vedere a se le sedute operatorie iniziano in orario, se il numero dei pazienti programmato viene rispettato, quanto durano i cambi fra un paziente e l’altro. E’ un modo per riflettere su come si possono fare le cose meglio”. 
Poi ci sono le attività ambulatoriali. 
“Qui la situazione è ancora migliore perché, ad oggi, stiamo facendo meglio addirittura rispetto al 2019. Il problema è che c’è un’esplosione della domanda, per alcune prestazioni come le visite cardiologiche legate anche al long Covid. La domanda di prime visite è schizzata in alto: noi aumentiamo costantemente l’offerta, però in alcuni casi si può registrare un allungamento dei tempi perché la domanda è cresciuta superando abbondantemente i valori relativi all’anno 2019”. 
 

 

E le collaborazioni come procedono?
“Siamo partiti dall’accordo con Careggi per il trapianto di polmone: i professionisti fiorentini stanno collaborando concretamente e attivamente con quelli di Siena; altrettanto sta accadendo per il trapianto di rene. Avevamo annunciato che sarebbe accaduto lo stesso con Pisa, con la chirurgia toracica per il trapianto di polmone: ecco, in uno degli ultimi trapianti l’espianto è stato fatto coinvolgendo i colleghi pisani. Poi c’è stato un accordo importante per la cardiologia interventista, diretta dal dottor Fineschi, con la Asl Sud Est; definendo ciò che deve essere fatto ad Arezzo a Grosseto e cosa alle Scotte. L’ultimo in ordine di tempo è il protocollo d’intesa con la chirurgia pediatrica dell’ospedale Meyer che sigleremo mercoledì prossimo: alle Scotte abbiamo una realtà d’eccellenza, ma se le forme di collaborazione vengono rafforzate sicuramente nascono vantaggi di sistema importanti. A giorni sigleremo un accordo con la chirurgia robotica della Asl: a Grosseto ed Arezzo esistono già i robot, ma i chirurghi di Campostaggia e Nottola potranno adesso portare i loro pazienti eleggibili alla robotica a Siena”. 
Si può dire che oggi un paziente si cura nell’intera Toscana?
“Questo già succedeva. Direi piuttosto che tutti questi accordi servono per garantire appropriatezza ai pazienti, cioè che possono ricevere la risposta di cura nel luogo più opportuno. Quello sulla chirurgia robotica, ad esempio, consentirà di concentrare i pazienti a Siena che provengono da Nottola e Campostaggia, che adesso potrebbero essere indirizzati in luoghi più distanti rispetto alla loro residenza”.