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Siena, Charles Szymkowicz: "Il mio Drappellone non benedetto ha un posto nella storia"

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Il Drappellone per il Palio del 2 luglio sarà dipinto dalla brtitannica Emma Sergeant, che aveva avuto l’incarico nel 2020 e se lo è visto confermare dall’amministrazione comunale. Tornano i pennelli di un’artista straniera sulla seta senese, dunque: una cosa che non succedeva dall’agosto del 2018, quando nel Cortile del Podestà si accomodò Charles Szymkowicz, belga di origine polacca, che consegnò un’opera destinata a scatenare polemiche e a entrare, a suo modo, nella leggenda della Festa.

 

 

Difficile dimenticare, infatti, ciò che successe il 15 agosto, in occasione della celebrazione dell'offerta dei ceri e dei censi. L’allora arcivescovo Antonio Buoncristiani, in Duomo, si rifiutò di benedirlo. “E' un'opera d'arte moderna che non rispetta i canoni della cultura mariana – tuonò. - Per questo benedico la città e non il Drappellone”. Altri Cenci dell’Assunta avevano sollevato critiche feroci perché i loro autori avevano spinto il proprio estro ai limiti estremi (il giovane nudo a cavallo di Bruno Caruso nel 1984, per esempio, o la Madonna con il passeggino di Gerard Fromanger nel 1989 ), ma mai si era arrivati a tanto. Secondo l’uomo di chiesa, Szymkowicz, essendo di fede ebraica, non aveva sentito l’esigenza di rappresentare una Maria canonica, ma una donna (che occupa la maggior parte dello spazio) che può piacere e non piacere, ma non è la Vergine.

A distanza di quasi quattro anni da tutto ciò, l’artista ricorda bene gli avvenimenti e commenta: “Lo ammetto, sono contento che il mio sia il Palio più chiacchierato nella storia della Festa. Questo mi consegna un posto nella memoria di una città come Siena. Ce n’è stato solo uno, nei secoli, a non essere stato benedetto, ed è il mio, quindi mi va bene. Credo che anche la Lupa, che lo ha vinto, possa essere felice di avere un’opera che proprio per questo suscita interesse, e quindi ha un suo valore”.

 

 

Tante le emozioni contrastanti vissute in quei giorni dall'artista, ma una resta impressa nella memoria in maniera indelebile: “Quando, nel momento dopo la vittoria, ho visto gente emozionata, eccitata, stravolta, guidata dai nervi che piangeva, abbracciava, baciava il mio Drappellone, ho pensato che era uno spettacolo speciale. Nella storia dell’arte, non esiste un altro caso in cui un’opera viene aggredita e torturata così. Anche lei soffre, prova dolore, io ho sentito gridare la tela, eppure chi si rende protagonista di tutto ciò non va in prigione, non viene accusato di niente ma anzi, viene applaudito. E’ straordinario, no? Una sorta di film di genere fantasy. A qualche mese di distanza, dopo che il Palio era stato portato in giro molte volte, sono tornato a Siena per un paio di giorni e l’ho restaurato. So che succede a tutti i pittori. Quello è stato un momento speciale, inserito in una storia surrealista, bizzarra ma anche favolosa, che si può vivere solo in questa città e in questo contesto”.