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Esuberi Banca Mps, la commissione convoca l'ad Lovaglio

Aldo Tani
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Prima la presentazione del piano industriale, poi l’audizione di fronte alla commissione parlamentare sul sistema bancario. Per Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Mps, c’è un nuovo appuntamento in calendario. A luglio, in una data ancora da stabilire, sarà infatti convocato a Roma per rispondere proprio in merito al prospetto aziendale. Il documento sarà reso pubblico il 23 giugno, ma l’organismo presieduto da Carla Ruocco ha deciso di muoversi in anticipo. E’ stata la stessa presidente a organizzare una riunione con la massima urgenza: il margine ridotto ha costretto i deputati a riunirsi online. Il confronto è stato richiesto a seguito delle indiscrezioni sul possibile esubero di 5 mila persone da parte di Rocca Salimbeni. Quando le parti si vedranno, il piano sarà ormai oggetto delle valutazioni delle autorità europee, chiamate a dare il via libera definitivo.

 

 

“La possibilità di una procedura di esubero di circa il 20% della forza lavoro di Mps ci mette di fronte alla necessità di coniugare la salvaguardia dei livelli occupazionali, gli interessi dei lavoratori con le esigenze di riorganizzazione aziendale nella prospettiva di un solido rilancio della banca – ha affermato Ruocco. - Per questo credo sia necessario capire i contenuti del nuovo piano industriale nonché il percorso di rafforzamento patrimoniale”. La presidente si è detta quindi “convinta che lo Stato ha i mezzi e le capacità per poter rilanciare Mps, a beneficio di tutti i contribuenti, i dipendenti e, più in generale, per il sistema bancario nazionale e per l’economia italiana”. 

 

 

Un vecchio pallino del M5S, di cui Ruocco fa parte, che però si scontra con le direttive europee in materia di partecipazioni bancarie. La riduzione di personale, che già era stata pianificata dai predecessori di Lovaglio, Marco Morelli e Guido Bastianini, è un punto imprescindibile per ottimizzare i costi, rendendo Mps appetibile per il mercato. Lo stesso che a settembre sarà chiamato a contribuire all’aumento di capitale di Rocca Salimbeni. Se al Tesoro, azionista di maggioranza, spetterà la parte più rilevante, al resto penseranno i privati. In prima fila Generali, che è il secondo socio maggioritario. 
Terminata questa fase, lo Stato si concentrerà sulla vendita della propria partecipazione. Tra i pretendenti, al momento, appare in posizione defilata Unicredit, che per mesi è stato l’unico istituto interessato alla banca senese e che poi sembrava essersi sfilato dall’affare. Gli affari in Russia sono ora la priorità dell’ad Andrea Orcel. Improbabile che però si muova qualcosa entro il 2022. Cè quindi tutto il tempo di rimettersi in carreggiata.