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Siena, caso Rossi: commissione sospende audizioni. Dal vicequestore Fortunato una versione contraddittoria

Aldo Tani
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Forse ci siamo. La commissione che indaga sulla morte di David Rossi, non ha fissato altre audizioni. Gli occhi sono rivolti agli esiti della maxi-perizia. Questa volta si dovrebbe andare oltre il solito annuncio. D’altronde, l’organismo parlamentare necessita di una svolta per dare seguito alla propria azione. Le ultime settimane hanno mostrato una macchina quasi annodata su sé stessa, in cerca dell’illuminazione giusta. E la situazione non è destinata a migliorare se i commissari si imbattono in audizioni come quella di Sabato Fortunato. Il vicequestore aggiunto, ex dirigente della squadra mobile di Siena, ha ridisegnato con una versione personale quello che accadde il 6 marzo 2013, nelle ore successive la morte di Rossi. Una ricostruzione che ha indotto la commissione a vari “richiami”, perché la narrazione, per altro lacunosa, contrastava con i verbali e le testimonianze fornite da altri protagonisti.

 

 

Come quella di Federica Romano. L’agente della polizia scientifica, prima di ispezionare l’ufficio di Rossi, producendo anche materiale fotografico mai messo agli atti, era stata a casa dal manager per un sopralluogo. Operazione che aveva visto la partecipazione anche di Fortunato, in compagnia dei pm Aldo Natalini e Antonino Nastasi e del collega Ugo Micheli. “La Romano io non l’ho vista”, ha sottolineato il vicequestore. Un’affermazione che, complice altre dello stesso tono, ha fatto sbottare Walter Rizzetto. “Qui non tornano neppure i verbali della scientifica e della polizia giudiziaria. Ci sono discrepanze non di minuti, ma di ore”, ha esclamato il deputato di Fratelli d’Italia. Prima di lui anche il presidente Pierantonio Zanettin aveva “ripreso” Fortunato, in merito ad alcune fasi del sopralluogo nell’ufficio di Rossi. Il dirigente era intento a raccontare alcuni dettagli sulla ricostruzione dei bigliettini, parlando di angolature della scrivania. Però non aveva memoria di chi avesse ricomposto i foglietti. “Mi sembra strano che lei si ricordi di simili particolari, ma non le venga in mente chi abbia compiuto tale azione”, ha affermato Zanettin. Fortunato ha chiarito di essere arrivato nella stanza a operazioni in corso, dopo essere stato chiamato dalla dirigente Alessia Baiocchi: “Non ho assistito all’attività di prelievo dei bigliettini, anche se non la feci io. Il cestino però non è stato rovesciato – ha chiarito Fortunato. – Non ricordo che i bigliettini siano stati portati via quando siamo usciti dalla stanza e quindi devo dedurre che siano rimasti all’interno quando noi siamo usciti. Immagino siano poi stati recuperati”. Il suo compito era di occuparsi dei pm. A proposito dei quali ha precisato: “Mi ricordo la fisicità di Nastasi e verosimilmente la presenza di Natalini. Marini non me lo ricordo”. 
Poi ha aggiunto: “Il sostituto procuratore Marini era il pm di turno e ricevetti disposizioni, una volta finiti i rilievi sul fatto che la stanza dell’ufficio di Rossi rimanesse chiusa e di vigilarla costantemente, infatti articolai con i colleghi della questura un servizio ininterrotto a presidio della porta chiusa. Marini mi diede poi l’incarico di fare un avviso ai congiunti che, l’indomani, nel suo ufficio avrebbe conferito l’incarico per l’esame autoptico”. 

 

 

Sulla controversa telefonata di Daniela Santanchè arrivata sul cellulare di Rossi si è limitato a sottolineare: “Ne ho sentito parlare, ma non ero presente. Quando ero nella stanza non squillava alcunché. E’ successo prima che arrivassi, per la ricostruzione che mi sono fatto io”. Il vicequestore ha parlato anche dell’ex comandante dei carabinieri, Pasquale Aglieco: “Non era nella stanza, io l’ho incrociato in strada”. Sul colonnello però l’annotazione più importante l’ha detta quasi al termine dell’audizione: “Mi è stato raccontato che è stato il primo ad arrivare sul luogo dell’incidente (le presenze note finora erano quelle di Livio Marini e Angelo Gigli, ndr)”. "Per quali motivi e sulla base di quali elementi a lei consta che Aglieco è stato il primo ad arrivare sul punto dell’evento?”, gli ha chiesto allora Zanettin. “Io lo riferisco - ha risposto Fortunato - perché mi è stato riferito dalla dottoressa Baiocchi nell’immediatezza, quando io sono arrivato sul posto e mi ha condito lo scenario, il quadro che mi aveva fatto solo approssimativamente per telefono”. Fortunato ha anche detto di aver saputo che “l’avviso al pm di turno, mi dicono, sia stato fatto da personale dell’Arma dei carabinieri”. 
Altro spunto inedito, perché fino a questo momento la storia raccontava che ad avvertire Marini fosse stato Nastasi. Il confronto si è chiuso dopo tre ore, ma la commissione ha espresso il desiderio di riascoltare ancora una volta il vicequestore.