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Siena, morte David Rossi: "Solo indagando per omicidio si riapre il caso". Le parole del fratello Ranieri

Aldo Tani
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Ranieri Rossi ancora una volta si affida ai fatti. Quelli che al di là dei personalismi, secondo lui raccontano al meglio la vicenda di suo fratello David. Una narrazione riproposta anche al Salone del libro di Torino, dove ha presentato quello scritto di proprio pugno. Che nel titolo contiene già l’idea di fondo, “David Rossi. I fatti”. “Chi si approccia a questo volume, deve farsi una propria idea”, racconta.  Per facilitare la comprensione di una vicenda che ancora oggi, a distanza di nove anni, è quantomai complessa, l’autore ha inserito dei qr code da scansionare con il telefono. “C’è molto del materiale raccolto in tutto questo tempo – osserva Ranieri - Si possono vedere filmati e foto, ascoltare gli audio e passare in rassegna la documentazione prodotta”. Elementi anche inediti, perché c’è tutta la parte portata in Procura, e non inclusa nella seconda indagine, dalla famiglia. Già, le inchieste. “Gli inquirenti da subito dicono che è stato un suicidio senza averne le prove, aprono un’indagine per istigazione al suicidio, che però di fatto non c’è stata. Quello che hanno trovato, lo hanno piegato alle loro idee”, torna a ribadire Rossi, che ha il proprio cruccio però nella seconda: “E’ stata più elaborata, fatta sulle prove rimaste. Che in realtà erano poche, perché non si era indagato”. 

 

 

Quando gli inquirenti sono passati all’azione, però per Ranieri non hanno migliorato la situazione: “La seconda è ancora più lacunosa, perché mentre nella prima si sono mossi convinti che si trattasse di un suicidio, nell’altra avevano il compito di dare delle risposte ai dubbi che erano emersi. Sono stati chiamati due superperiti, la professoressa Cristina Cattaneo e il colonnello dei Ris, Davide Zavattaro, ma si sono limitati ad analizzare le foto e i filmati della prima autopsia. Non hanno spiegato l’origine delle lesioni. Le hanno solo descritte”. Un’azione tutt’ora incomprensibile per Ranieri: “David cade di schiena, quindi le ferite nella parte anteriore non sono compatibili con l’urto. Sono state motivate con lo strisciarsi davanti al davanzale. Se uno si butta, lo fa in maniera decisa. E viene difficile spiegare anche i segni sui polsi”. 

 

 

Passato che incide anche sul presente. “Non credo che il colpevole lo troveremo mai, a meno che qualcuno si faccia avanti e dica qualcosa di più – evidenzia il fratello di David - A questo punto si tratta solo quindi di stabilire se è un suicidio o un omicidio”. Tuttavia, c’è solo una svolta per la vicenda e Ranieri ne è consapevole: “Solo se si indaga come omicidio si può riaprire. C’è una commissione d’inchiesta al lavoro, vediamo cosa succede”.