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Siena, allarme di Confartigianato: "Mancano edili e falegnami, molti preferiscono il reddito di cittadinanza"

Martina Ciliani
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Non riusciamo più a trovare lavoratori qualificati”: è l'allarme lanciato da Confartigianato Siena che guarda al futuro con qualche preoccupazione. E' soprattutto il mese di ottobre, e l'incognita del Covid e l'andamento della guerra, a generare forti incertezze sulla tenuta di diverse aziende del settore dell'artigianato. Falegnami, calzolai, elettricisti sono figure divenute ormai introvabili. Il problema? Non solo la mancanza di incentivi alle aziende verso percorsi formativi e i sussidi disincentivano in qualche modo i giovani ad intraprendere lavori simili. “Si è inceppata la macchina – dice il presidente di Confartigianato Siena, Mario Cerri – a partire dall'edilizia non si riescono a trovare professionalità da inserire nelle aziende. Penso ai falegnami e agli edili questo è dovuto anche al fatto che i giovani sono sempre più protesi verso i lavori di ufficio”.

 

 

I lavori nell'artigianato dunque non sono più appetibili e mancano sempre più le competenze specifiche: “Prima - dice il presidente - l'inserimento avveniva a partire da un apprendistato, si faceva crescere il futuro dipendente all'interno dell'impresa. Ora invece, nonostante questo percorso può ancora sussistere, la burocrazia che è andata di volta in volta complicando disincentiva l'imprenditore e i committenti. E' giusto fissare regole e protocolli - sottolinea - ma con la grande mole di documentazione e dei cavilli non si riesce mai ad arrivare in fondo alle procedure, la burocrazia rischia così di far chiudere le ditte. Siamo il Paese della complicazione”. Non solo. “Molti preferiscono restare a casa e prendere il reddito di cittadinanza, sussidi che non aiutano le aziende ad andare avanti”.

 

 

Si aggiunge poi la crisi innescata dalla pandemia e dalla guerra: “E' stato l'insieme dei fattori, e poi i rincari. Le aziende non riescono a trovare ricambi, materiali e prodotti, inoltre i prezzi cambiano di giorno in giorno, si fanno i preventivi ma tutto è in discussione per cercare di rientrare nei costi. Anche chi vuole avviare una ditta adesso si fa diversi pensieri, in questo momento di crisi insomma domanda e offerta devono ritrovarsi il prima possibile per rimettere in moto l'economia”. Come? “La storia del lavoro-scuola poteva essere un giusto approccio. Sicuramente si deve partire da una buona formazione, specializzare il personale non solo su carta ma soprattutto nella pratica, poi valutare l'inserimento all'interno dell'azienda stessa”. E poi “sburocratizzare le procedure”. Qualche speranza c'è anche se alcune incertezze persistono: “Ora riparte il turismo sul territorio ma dobbiamo capire come procederà la guerra e se ci saranno nuovamente picchi di contagi ad ottobre. Però – aggiunge – per giugno partiranno i finanziamenti, bisognerà ragionare sull'accesso al credito per poter garantire futuro alle imprese”.