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Siena, allarme siccità. Coldiretti: "Colture primaverili a rischio se non piove entro 15 giorni"

Martina Ciliani
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Saranno le condizioni climatiche dei prossimi giorni a stabilire se il raccolto per le aziende agricole di Siena sarà qualitativamente buono e sufficientemente abbondante. Mentre in tutto il mondo calano le produzioni di cereali, e già si parla di crisi alimentare per diversi paesi con un calo di 4 milioni di tonnellate, le previsioni sul territorio senese indicano un buon raccolto almeno per quanto riguarda il grano e le colture autunnali. A rischio invece potrebbero essere quelle primaverili, tra cui le foraggere, i girasoli e il granturco, ma il condizionale è d'obbligo perché sarà ancora una volta il clima a dirlo.

 

 

“Con le ultime piogge e se non verrà il grande caldo con temperature al di sopra dei 35 gradi - dice Luigi Sardone, presidente di Coldiretti Siena – si prevede un buon raccolto di grano nella provincia di Siena. Forse faranno eccezione i territori più a sud, dove è piovuto meno, ma, dopo tutto, il grano è buono. C'è comunque bisogno di ventilazione continua, specialmente ora che siamo a metà fioritura, affinché il grano si prepari al meglio per le prossime fasi, lo stato ceroso e l'essiccazione”. Come il grano, anche le altre colture tipicamente autunnali fanno ben sperare: “Grazie alle piogge costanti e mai violente di aprile e maggio anche l'orzo e l'avena promettono bene. Il problema – aggiunge il massimo dirigente – potrebbe sorgere con le colture primaverili. In questi giorni ad esempio stiamo arrotolando il fieno, il primo taglio è buono ma, se non dovesse piovere, il secondo sarebbe un problema per la crescita delle erbe, tra cui quella medica che deve essere amalgamata al fieno. La scarsità delle piogge potrebbe poi costituire un problema per le colture dei girasoli, del granturco e anche dei meloni, come sta accadendo a Grosseto. Anche perché con la crisi in atto sono pochissime le aziende che scelgono di irrigare per colmare la mancanza di acqua”.

 

 

I cambiamenti climatici infatti si vanno a sommare alle già sfortunate condizioni che la pandemia e il conflitto hanno generato sul comparto: “Il gasolio agricolo è fondamentale per produrre, ma purtroppo il prezzo rispetto al 2020 è triplicato, oggi siamo a 1,20 euro, dunque anche solo pensare di irrigare diventa insostenibile”. Ma tutto può ancora cambiare: “Siamo ancora in tempo per recuperare certe colture ma solo se nel giro di 15 giorni riprenderà a piovere”.I cambiamenti climatici sono ormai sempre più evidenti e creano ripercussioni forti in agricoltura: “Lunghi periodi di pioggia concentrati e poi improvvisamente la siccità, sono tutti segnali su cui dovremmo iniziare a riflettere per cercare di risolverli”. Si può e si deve fare, come dice Sardone: “Possiamo trasformare geneticamente il seme, renderlo più forte alla siccità e a periodi asciutti, come si è fatto da sempre con il grano duro il cui ceppo è stato trasformato per far fronte ai cambiamenti climatici”. E poi: “E' necessario recuperare l'acqua da distribuire sul territorio. I bacini di accumulo sono importantissimi, danno vita alla produzione di cibo, al benessere per gli animali e nostro. Inoltre per la crisi energetica Coldiretti sta andando in direzione della sostenibilità attraverso l'installazione dei pannelli solari sui tetti delle aziende”. Una strada sempre più percorribile: “Con il Pnrr è stato stanziato 1 miliardo e mezzo per la progettazione di pannelli, c'è poi il Psr che offre la possibilità alle aziende di attingere ad alcuni prestiti a fondo perduto per la creazione di progetti. Insomma ci sono varie possibilità, dovremo essere in grado di saperle cogliere”.