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Siena, il direttore generale di Toscana Life Sciences: “I nostri spazi per il Biotecnopolo"

Aldo Tani
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Le prossime sfide per la Fondazione Toscana Life Sciences si chiamano Fondazione Biotecnopolo e centro antipandemico. Partite centrali per tutto il territorio, che però la realtà di strada del Petriccio è pronta ad affrontare forte di quelle competenze che negli ultimi anni hanno comportato l’interesse nazionale. A delineare prospettive e obiettivi il direttore generale Andrea Paolini.
Direttore, cosa comporta il rinnovo dell’accordo su Uvar (Ufficio Valorizzazione Ricerca Biomedica e Farmaceutica)?
“E’ determinante per il futuro di tutte le progettualità di Tls. Questo strumento è uno dei punti di raccordo tra università e impresa per quanto riguarda la ricerca, valorizzando la capacità del trasferimento tecnologico”.
Una buona notizia anche per tutte le aziende incubate, che ormai non sono più semplici start-up.
“Non era scontato, ma molte delle imprese all’interno di Tls possono viaggiare con le proprie gambe. Ora si apre il tema della post-incubazione. Ovvero come radicarle sul territorio per consentire loro uno sviluppo industriale”.
Il Pnrr può avere un ruolo in questa prospettiva?
“Su questo vedremo, però abbiamo applicato e applicheremo questo strumento su due ambiti, sfruttando quelle che sono le nostre caratteristiche identitarie. La ricerca e nello svolgere la funzione di facilitatori di sistema. Nel primo rappresentiamo dei nodi all’interno di macroprogettualità, per esempio quelle basate su iniziative legate alla tecnologia mRna”.

 

 

Sulla Fondazione Biotecnopolo ci sono novità?
“Lo statuto è in dirittura di arrivo, ma con quattro ministeri coinvolti il lavoro è complesso. Al di là di questo, credo sia importante sottolineare il ruolo che questa operazione significherà per il territorio. Siena sarà il perno centrale di macroprogettualità che hanno risvolti nazionali. Non solo come il Biotecnopolo, ma anche con il centro antipandemico”.
A proposito, cosa è la Fondazione?
“Si tratta di un luogo dedicato alla ricerca e all’innovazione. La principale progettualità sarà l’hub antipandemico, mentre le altre sono da costruire. La prospettiva non è legata solo ai fondi attuali, ma l’obiettivo è trasformarlo in un riferimento permanente. Ciò va di pari passo con il trasferimento tecnologico per trasformare la ricerca in uno sviluppo industriale”.
Tls come si inserisce in questa operazione?
“Lo vedremo con lo statuto, ma il nostro ruolo dovrebbe essere la naturale prosecuzione di ciò che già facciamo. Quindi, rappresentare un facilitatore di sistema, con tutto il nostro bagaglio di esperienze. In più dovremmo essere il raccordo territoriale tra i ministeri”.
In futuro Tls potrà essere assorbita dalla Biotecnopolo?
“Non è questo l’obiettivo. Vogliamo preservare la nostra natura, quindi continuare a essere un incubatore d’impresa, e fornire le competenze complementari al Biotecnopolo. Quindi, possiamo ribaltare il concetto e dire che la Fondazione si potrà avvalere del know-how Tls”.
Si continua a parlare in astratto, ma le strutture ci sono o vanno realizzate?
"Tls inizialmente metterà a disposizione i suoi spazi quando il progetto partirà. Poi è immaginabile che il Biotecnopolo abbia uno sviluppo immobiliare”.
L’edificio 23 avrà un ruolo?
“Sicuramente, perché consentirà la trasformazione del prodotto di ricerca in prodotto di sviluppo pre-industriale”.
E’ possibile stimare una data di avvio per la Fondazione?
“Entro il 2022 deve partire. Non ci dimentichiamo che le risorse del Pnrr vanno spese a oggi entro il 2026”.
Nelle ultime settimane non sono mancati gli appelli di altre aziende del territorio a partecipare all’operazione. Vi hanno anche attaccato sui monoclonali. Vuole rispondere?
“Capisco l’attenzione sul Biotecnopolo e aggiungo che queste istanze vengono da imprese con competenze. Però, facciamo partire il progetto e poi guardiamo al rapporto con le aziende in base a come si sviluppa la ricerca”.

 

 

Qualcuno ha paventato lo spettro di Siena Biotech. Vede un parallelismo?
“Direi proprio di no. Questa è una fondazione senza scopo di lucro, con quattro ministeri dentro. Poi c’è l’hub antipandemico, che verrà consolidato dentro il Servizio sanitario nazionale. Quindi vedo differenze sia nei presupposti che nella finalità”.
Critiche sono arrivate anche da Pisa, perché i fondi sono stati destinati solo a Siena.
“Quello che vorrei far capire è che non si tratta di una realtà monolitica basata solo su Siena. Il centro sarà qui, ma lavorerà con tutti i centri più importanti del Paese”.
L’acquisto della vostra sede che significato ha?
“E’ una garanzia di poter operare a medio e lungo termine con tranquillità”.
Sugli anticorpi monoclonali potendo tornare indietro, rifareste tutto?
“Certo, il nostro percorso ha seguito gli step previsti. L’incognita delle varianti del Covid ha pesato. Quello che è avvenuto ci insegna a lavorare su un modello di piattaforma, cercando di sviluppare sugli anticorpi in continuo, senza limitarsi a un virus specifico”. 
Il prossimo traguardo di Tls quale sarà?
“Proseguire nel nostro percorso. Quello che ci contraddistingueva prima, quando nessuno parlava di noi, e che è lo stesso anche oggi. La pandemia è stata un banco di prova e noi non ci siamo fatti trovare impreparati, perché lavoravamo su certi temi da tempo. Quindi, l’obiettivo è avere una visione strategica che ci consenta di precorrere i tempi”.