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Siena, baby gang: l'analisi sui telefonini, il perito a caccia di video sulle violenze

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Claudio Coli
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Proseguono gli accertamenti per fare luce sul caso della baby gang femminile dedita ad atti di violenza e di bullismo a Siena. L'inchiesta, coordinata dalla Procura dei Minori di Firenze, registra oggi un nuovo importante passaggio che è quello dell'inizio delle operazioni peritali irripetibili sui telefoni sequestrati alle giovani, un gruppetto di 10 ragazze di 14-15 anni residenti tra Siena e le immediate vicinanze. A svolgerle sarà il consulente tecnico scelto dagli inquirenti fiorentini, Stefano Rovida, chiamato a scavare nei meandri degli smartphone a caccia di altri video e foto che possano aiutare ad individuare eventuali nuovi responsabili (e vittime del bullismo) e definire meglio ruoli e responsabilità.

 

 

Come si ricorda infatti, secondo le accuse, le giovani avrebbero composto un'agguerrita banda solita prendere di mira le coetanee, prima sui social attraverso varie provocazioni e poi fisicamente, con atti di sottomissione e aggressione, che avvenivano sia in luoghi periferici che nel centro della città del Palio. Autentici “ring”, come venivano chiamati dalle indagate stesse. Le quali riprendevano le loro azioni diffondendole poi in rete per umiliare le vittime.

 


Un grave quadro che ha portato gli investigatori a ipotizzare, a vario titolo, reati che spaziano dagli atti persecutori, lesioni, minacce fino alla pubblicazione e diffusione di materiale violento. E per un episodio – sono 10 quelli analizzati – viene contestata anche l'aggravante data dall'odio razziale. Quattro indagate sono già state sentite in una prima tornata di interrogatori, nel corso dei quali hanno deciso di collaborare e di aprirsi al pm Filippo Focardi dando la propria versione dei fatti e rappresentando anche il contesto sociale e familiare. Nel frattempo altri interrogatori saranno svolti e l'indagine andrà avanti per chiudere il cerchio – è probabile che dopo l'analisi dei telefoni non servano altre attività tecniche - in ogni caso l'intenzione di difesa e accusa, qualora i reati saranno accertati, sarà quello di costruire un percorso condiviso di rieducazione e reinserimento sociale per le accusate, che non potrà prescindere dalla presa di coscienza, da parte di minori e famiglie, della gravità dei fatti accaduti.