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Siena, caso David Rossi: mistero su chi ha bloccato l'utenza del computer

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Ancora una decina di audizioni, forse meno. La commissione che indaga sulla morte di David Rossi, sarebbe pronta a tirare le somme. Al netto di alcune persone che potrebbero essere ascoltate una seconda volta, all’appello mancherebbero soprattutto figure tecniche, da sentire una volta acquisite le risultanze della maxi-perizia. I commissari contano le settimane, consapevoli dell’importanza di queste prove sul lavoro complessivo. Sebbene Walter Rizzetto abbia prospettato l’idea che una nuova commissione possa essere istituita con la prossima legislatura, è plausibile che il risultato più altisonante sarebbe indurre una Procura a indagare per la terza volta. Gli esiti delle perizie assumono perciò un ruolo vincolante. In teoria lo potrebbero avere anche i confronti che continuano a svolgersi a Roma. Peccato che tra i “non ricordo”, la distanza temporale dal decesso e la tendenza a non essere mai attori protagonisti di determinate azioni, non diano il là a nuovi spunti sul caso. 

 

 


L’ultimo esempio si è avuto ieri. Di fronte, Massimo Steiner, già responsabile del servizio data channels, e Fabrizio Leandri, già responsabile area revisione interna di Mps. Al centro dell’interesse c’era il blocco dell’utenza del pc fisso di Rossi. Allo stato attuale non è chiaro chi abbia dato quest’ordine, che di fatto ha impedito agli inquirenti di visualizzare i movimenti fatti dal manager sul proprio computer negli istanti precedenti alla morte. Incertezza, più che altro per le versioni contrastanti fornite del tempo, c’è anche sul momento dello stop. Come evidenziato dal vicepresidente Luca Migliorino, “qualche anno fa Stefano Pieri (tecnico sistemista di Mps,) riferì che era stata bloccata la sera stessa”, mentre a fine marzo Marco Bernardini, responsabili dei servizi informatici, aveva affermato: “La disabilitazione dell’utenza del pc fisso di David Rossi avvenne nella prima mattina del 7 marzo 2013. Il 6 quando David Rossi morì non era bloccata. Fu richiesto di bloccarla verso le 10 del mattino dopo la morte, se uno avesse saputo la password il 6 marzo avrebbe potuto accedere”. 

 


Quella mattina era presente anche Leandri, che faceva da intermediario tra i tecnici e l’autorità inquirente. “Ricordo - ha detto il dirigente, ancora oggi dentro Rocca Salimbeni - che mi vennero fatte richieste da veicolare sul tema di chi ha bloccato, quando è stato bloccato, chi ha acceduto alla mail”. Alla domanda se lo avesse chiesto lui, ha risposto: “Non sono stato io a dare disposizioni. Quella mattina ho dato la mia disponibilità a fare da trait d’union, ma che io abbia dato ordini no”, spiegando poi di aver chiesto di “tracciare chi aveva fatto il blocco”. A quel punto ha aggiunto: “Credo che tutte le tracciature furono archiviate in un hard disk che poi fu consegnato all’autorità giudiziaria”. Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso anche Steiner: “Io so che è stato bloccato l’utente ma in quel momento non avevo menzione di questo fatto; ci stavano delle attività sull’accesso al computer e sul blocco delle utenze che normalmente vengono fatte in queste situazioni perché è necessario preservare il contenuto di un pc. Ma chi è stato a bloccare l’utenza non lo so dire questa attività di predisposizione e autorizzazione all’accesso e alla rete veniva svolta da un’altra struttura”. L’Ufficio di presidenza ha poi stilato il calendario delle prossime audizioni. Giovedì 19 maggio saranno ascoltati l’ex responsabile direzione risorse umane e comunicazione interna di Mps, Ilaria Maria Dalla Riva, l’agente della polizia postale di Siena, Michele Mencarelli, e il manutentore presso il Monte dei Paschi di Siena, Paolo Zotto. La commissione ha chiesto inoltre di acquisire gli atti in merito al processo sui festini privati a Monteriggioni, che ha visto un imprenditore condannato per favoreggiamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti.