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Sonia Carmignani prima candidata donna per diventare rettore dell'Università di Siena: "Voglio un patto col territorio per l'occupazione"

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La sua candidatura ha già fatto epoca. Non può essere altrimenti: Sonia Carmignani è la prima donna decisa a diventare rettore dell’Università di Siena in quasi otto secoli di storia. Oltre al genere però c’è altro. Un ateneo che abbia una stretta relazione con la città e che si sviluppi in funzione dell’esigenze produttive del territorio. 

 


Professoressa, come si sta preparando all’appuntamento elettorale?
Sto facendo colloqui, incontrando persone e raccogliendo materiale per il programma elettorale. Un documento che ho lasciato volutamente aperto, perché deve contenere il contributo di tutti. L’obiettivo è renderlo più coerente possibile a un ateneo che deve crescere e lo vuole fare in modo coeso con il contesto cittadino.
Come giudica questa competizione elettorale?
Come un confronto tra colleghi che si conoscono da tempo e dei quali ho stima. Però, non c’è competizione per quanto mi riguarda.
Cosa la differenzia dagli altri candidati?
La grande esperienza che ho come amministrazione, avendo iniziato la mia collaborazione come il rettore Focardi. Quindi, conosco bene la macchina universitaria. Poi sono di Siena. So quindi come massimizzare il contributo di tutte le istituzioni nell’interesse del territorio.
Nessuno dei tre candidati porterà una rivoluzione. Il suo tratto distintivo però qual è?
Se eleggere una donna non è una rivoluzione, faccio fatica a vederne una. Sarebbe un segnale forte di rinnovamento e diversità.
Come vede la “sua” università?
Inclusiva, semplificata, innovativa e aperta al versante internazionale.

 

 


Si è dimessa da poco da pro-rettore. Quindi, facendo un bilancio, cosa va nell’università di Siena?
La mia esperienza è positiva. L’attuale rettore ha avuto il merito di far quadrare i conti e, soprattutto, ha suscitato fiducia in un ateneo che si prepara a guardare avanti con ambizione.
Le criticità invece quali sono?
L’attenzione va posta sugli imminenti collocamenti a riposo, che produrranno nel giro di qualche anno la diminuzione del personale tecnico-amministrativo e delle biblioteche. L’altro aspetto riguarda l’accoglienza degli studenti. Può essere migliorata, puntando sulla collaborazione dell’amministrazione comunale.
Le università non sempre si raccordano con il mondo del lavoro. Siena come si può migliorare?
Io propongo un patto con il territorio, quindi imprese, amministrazione ed enti che hanno un ruolo nella nostra città. Si tratta di un patto per l’occupabilità, che ci vede coinvolti insieme a tutti questi attori. Va quindi migliorato il nostro servizio di placement, che già svolge un ottimo lavoro. Vanno formate persone da inserire nel tessuto cittadino, guardando perciò a quello che il mondo del lavoro chiede. Come l’agrifood, le scienze della vita, la robotica o il panorama culturale. 
L’università dovrebbe essere chiamata in causa dalla Fondazione Biotecnopolo. Che idea si è fatta?
Me lo immagino come un volano eccezionale per lo sviluppo del territorio. Vediamo intanto come sarà questo statuto. L’ateneo farà la sua parte per quanto riguarda le proprie competenze. 
Che ne pensa del rapporto con l’università per stranieri?
E’ necessario e mi impegnerò, se sarò eletta, a rafforzare le relazioni. Conosco e apprezzo le persone che ci lavorano. Quindi, è un’occasione da sfruttare per entrambi gli atenei.
Siena, come altre università, ha pagato il confronto con la pandemia, perdendo iscritti. Come si possono recuperare?
Proponendo qualità e migliorando i servizi di accoglienza. E’ necessario poi lavorare sui trasporti e sulle condizioni logistiche in generale per rendere l’ateneo ancora più accessibile. Si deve inoltre puntare sugli studenti internazionali, incrementando i corsi in lingua inglese.
A proposito di corsi, ce ne è uno che vorrebbe istituire?
Io ne vorrei istituire molti, ma non contano le mie volontà quanto le esigenze del territorio. Altrimenti, i laureati non possono essere assorbiti dal tessuto produttivo. Quindi, l’unica direzione da prendere è questa. 
La prima mossa da rettore?
Va modificato lo statuto, perché dopo 12 anni è superato. Penso, in questo senso, all’inserimento di tutti i direttori di dipartimento nel Senato accademico. Poi, la semplificazione delle norme. Infine, creare una squadra di delegati che sia subito operativa.
Favorevole alla didattica esclusivamente in presenza?
Certo. Non potrebbe essere altrimenti. L’università non sono le lezioni, ma è la contaminazione di esperienze e lo spirito di comunità che si crea tra gli studenti.