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San Gimignano, intercettava detenuti a Ranza: chiusa l'inchiesta. Coinvolto un vice ispettore della Penitenziaria

Claudio Coli
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Si è chiusa l'inchiesta che vede coinvolto un vice ispettore 53enne della Polizia Penitenziaria in precedenza in servizio presso il carcere di Ranza a San Gimignano, finito sotto accusa per i reati di abuso d’ufficio, accesso abusivo di sistema informatico, intercettazione abusiva, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche e altre comunicazioni e conversazioni. Nei giorni scorsi è stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini, col difensore dell'operatore di polizia, l'avvocato Alessandro Betti, che avrà a disposizione i canonici 20 giorni per valutare il da farsi, per presentare documentazione difensiva o chiedere eventualmente un interrogatorio per il suo cliente, che vive nella provincia di Siena.

 

 

Secondo quanto emerso dagli accertamenti condotti dagli investigatori fiorentini dell’Arma dei carabinieri e della polizia postale, coordinati dal pm Luca Tescaroli, nella primavera del 2021 il vice ispettore avrebbe fraudolentemente intercettato diverse comunicazioni e conversazioni telefoniche, oltre a comunicazioni e conversazioni all’interno delle celle di detenuti. Circa 165 i file audio, registrati tra il novembre 2020 e il gennaio 2021, e trovati nell'hard disk del vice ispettore, contenenti colloqui sia interni alle celle che telefonate tra detenuti. Fra le conversazioni intercettate, quelle tra il direttore della casa circondariale e alcuni reclusi, dalle quali filtrava un “clima pesante” a seguito dei noti fatti che hanno riguardato il pestaggio di un detenuto tunisino e l'indagine a carico di 15 agenti di polizia penitenziaria (10 dei quali sono stati già giudicati con rito abbreviato).

 

 

Secondo fonti vicine all'inchiesta, le tensioni avrebbero coinvolto anche le educatrici del carcere che avevano segnalato l'episodio di violenza, con le stesse che avevano riferito in aula, durante il processo sul pestaggio, di aver visto cambiare il comportamento della Penitenziaria nei loro confronti. Il gip del tribunale di Firenze, su richiesta della Procura, aveva disposto una sospensione dal servizio di 9 mesi, provvedimento di cui la difesa del vice ispettore ha chiesto il riesame che sarà discusso il 18 maggio. “Spero – afferma l'avvocato Betti – che si possano valutare le deduzioni e riflessioni difensive”. Nell'inchiesta risulta anche un commissario capo della Polizia Penitenziaria di 40 anni – anche lui in precedenza in servizio a Ranza e difeso dall'avvocato Nicodemo Gentile - accusato invece di abuso d'ufficio. Anche per lui era stata chiesta, venendo però respinta, una misura interdittiva. Secondo le accuse, l'uomo aveva rivelato al direttore del carcere sangimignanese che era stato registrato, paventando la possibilità di rendere pubblico il contenuto attraverso una emittente televisiva.