Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Siena, morte David Rossi: "Nell'ufficio la finestra era aperta". Il racconto dei carabinieri ascoltati in commissione d'inchiesta

Aldo Tani
  • a
  • a
  • a

E’ più di un anno che gli eventi del 6 marzo 2013 a Siena vengono setacciati in un lungo e in largo. Le ripetizioni non mancano, ma non di rado saltano fuori anche dettagli nuovi. Un fatto di per sé sorprendente, considerando che dalla morte di David Rossi sono passati nove anni e due inchieste. Risulta perciò singolare che l’appuntato Pietro Careddu, di fronte alla commissione che indaga sul decesso del manager, abbia raccontato un particolare inedito di quella sera. “Siamo rimasti nell’ufficio un minuto, un minuto e mezzo. Nessuno ha toccato niente. Era tutto in ordine. Ricordo che la finestra era aperta”, ha sottolineato il carabiniere, che su questa ispezione non stese alcuna relazione ufficiale: questa ispezione è precedente a quella eseguita dai magistrati un’ora dopo. 
Insieme al collega Rocco Gaudino era a bordo dell’auto di servizio, che giunse in vicolo di Monte Pio verso le 21 del 6 marzo 2013. Dalla centrale operativa erano stati dirottati in via dei Rossi, dopo la chiamata al 112 di Bernardo Mingrone. Rossi era morto da almeno tre quarti d’ora. “Abbiamo incrociato il mezzo della Questura e ci hanno detto che andavano a chiudere l’ufficio di Rossi”, ha proseguito Careddu, che poi ha aggiunto: “Uno dei poliziotti (dentro la sede di Mps c’erano Federico Gigli e Livio Marini, ndr) ha aperto l’ufficio. Il luogotenente Cardiello ci ha detto di guardare se c’erano dei bigliettini per capire se avesse scritto qualcosa. Ho pensato che si trattasse di suicidio”. Uscito dalla sede dell’istituto di credito, Careddu, su ordine di Cardiello, è andato a prendere il pm Nicola Marini, mentre Gaudino è rimasto a presidiare il vicolo di Monte Pio. 

 


Al suo racconto ha fatto seguito quello del brigadiere, che ha esordito mettendo le mani avanti: “Io non ricordo quasi niente di quella sera”. E’ stato di parola, perché gli elementi portati sono stati pochi. “Mi sono preoccupato di evitare che i curiosi entrassero nel vicolo”, ha evidenziato il brigadiere, che interpellato su possibili movimenti, ha aggiunto: “Non ho fatto chiamate o altro. Era presente il comandante Aglieco, quindi, in caso, ha provveduto lui a tenere contatti”. Gaudino, tuttavia, non si è detto stupito della presenza di così tanti rappresentati delle forze dell’ordine: “Vista la situazione, penso sia normale che ci fossero tanti ufficiali”. 

 


Queste audizioni erano state precedute da quelle di due carabinieri in servizio presso la centrale operativa, Angelo Ciampi e Alessandro Scarfone. A loro la commissione ha chiesto di ripercorrere i passaggi fatti successivamente alla telefonata di Mingrone. E’ emerso che nessuno di loro ha parlato con il pm di turno e le uniche mosse rilevate sono state le chiamate alla questura e alla volante in servizio. Il vicepresidente Luca Migliorino, durante il confronto con Scarfone, ha evidenziato che dai tabulati risultano diverse chiamate oltre quelle citate. Il militare ha detto però di non ricordarsele e che comunque lui non le aveva fatte. 
Al termine della seduta, l’Ufficio di presidenza ha reso le audizioni della prossima settimana. Saranno ascoltati gli agenti della polizia postale di Siena, Michele Mencarelli e Andrea Bonelli e il manutentore presso Mps, Paolo Zotto. E’ stato invece rimandato per motivi tecnici il confronto con l’ex parlamentare Giancarlo Pittelli. Il tempo per ascoltarlo non manca e poi, come ha sottolineato Walter Rizzetto, in occasione della presentazione del libro di Pierangelo Maurizio sul caso, “se alla fine della legislatura il lavoro non sarà completo, penso che all’inizio della prossima una commissione di inchiesta su questo caso possa essere riproposta”.