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Siena, la camperistica rischia lo stallo: materie prime out e ora nodo patente D

Sequestrato anche un camper senza assicurazione

Aldo Tani
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Per i camper non è solo una questione di un numeri. Quelli, da qualunque parte li si guardi, raccontano una realtà in piena salute. In grado di coprire, in quanto a ordinativi, sia il 2022 che il 2023. Una bolla speculativa iniziata in piena pandemia, quando le persone hanno scoperto (e anche in molti casi riscoperto) questo modo di viaggiare. All’insegna della libertà, di un occhio al portafoglio e della praticità negli spostamenti. Tanto che nel 2021 il comparto è cresciuto del 34%. Anno nel quale la Toscana si è confermata Regione leader, sommando tra la Valdelsa e l’area fiorentina il 90% della produzione nazionale. A ciò vanno sommati i 3 mila addetti, senza considerare l’indotto. Se si potesse chiudere qui, il bicchiere sarebbe pieno quasi fino al bordo. Invece, c’è una situazione circostante che desta preoccupazione. Inquadrata nell’incontro che si è tenuto a Poggibonsi tra i delegati sindacali toscani. Lo scoglio principale a godere del boom della camperistica, è dato dalla mancanza di materie prime. Molte delle quali provengono dalle zone di guerra. La carenza rallenta la produzione a tal punto che per avere un nuovo mezzo oggi servono dai 18 ai 24 mesi.

 

 

A inizio aprile Laika non ha rinnovato un centinaio di contratti a tempo determinato per la mancanza degli châssis per i camper. “Se questo termine non viene rispettato – precisa Iuri Campofiloni, responsabile regionale Fiom Cgil per la camperistica -, il cliente può rompere il contratto. I danni possono diventare enormi”. Il pericolo maggiore è quindi che, senza una svolta, la prossima tappa sia una stagnazione del settore. Per questo motivo i sindacati sono intenzionati a coinvolgere nelle strategie del comparto anche la Regione e il ministero dello Sviluppo economico. “Il paradosso – afferma Giuseppe Cesarano, segretario regionale Fim Cisl e responsabile per la camperistica – è di avere finalmente i numeri dalla nostra parte e non essere in grado di sfruttare questo momento”. 

 

 

Se la componentistica è essenziale per la costruzione dei mezzi, altrettanto lo sono le capacità artigiane di chi li assembla. La minaccia in questo caso è rappresentata dalla nascita di uno stabilimento in Polonia di Stellantis, che potrebbe produrre châssis per i camper. Oggi la filiera parte dall’Abruzzo e si ferma in Toscana per la trasformazione, prima di proseguire verso Francia e Germania per le consegne. Se nell’est europeo si completasse la prima parte, il timore dei sindacati è che non si torni più nella nostra Regione per il resto dell’assemblaggio. C’è infine un terzo problema. Le politiche legate alla transizione ecologica potrebbero presto incidere sulle motorizzazioni. Se l’Europa si è posta l’ambizioso traguardo di mettere al bando i diesel a partire dal 2030 e la benzina dal 2035, il futuro è rappresentato dall’elettrico. La componentistica potrebbe comportare un aumento del peso dei mezzi e rendere necessario la patente D per guidarli: ciò significherebbe una spesa di qualche migliaio di euro per essere abilitati. In questo caso i sindacati, tra le proposte lanciate, sono tornati a chiedere il recepimento della normativa europea che equipara i camper alle ambulanze, elevando il limite di massa per la patente B per i veicoli a uso privato: la richiesta era già stata formulata a Bruxelles dall’Europan Caravan Federation.