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Problema rifiuti a Siena, Benini: "Investire sulla comunicazione"

Martina Ciliani
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“Non è tutta inciviltà quella che si vede”. Paolo Benini è intervenuto così sulla situazione dei rifiuti a Siena. Lo ha fatto non in veste di assessore (visto che la delega appartiene alla sua collega Silvia Buzzichelli), ma come professore, psicologo e mental coach. Le immagini e le scene fotografate lungo le vie del centro cittadino sono balzate più volte agli onori della cronaca ed hanno scatenato una valanga di polemiche nelle ultime settimane. I cassonetti straripanti di rifiuti alle porte della città, che non sono un bel biglietto da visita agli occhi dei turisti, e i sacchetti lasciati fino a tarda mattinata ai piedi di appartamenti e negozi sono scene che hanno evidenziato le lacune insite nella gestione dei rifiuti di Sei Toscana, e accentuato la presenza di inciviltà.

 

 

Il problema era stato ripreso nelle scorse settimane proprio da Benini attraverso un post diffuso sul suo profilo Facebook: “Sei Toscana deve decidere: o raccoglie i rifiuti o raccoglie se stessa e prova a fare un piano di raccolta idoneo. La storia del cittadino indisciplinato non esiste”. E non è finita qui. Il professore è infatti tornato a parlare della gestione dei rifiuti proprio qualche giorno fa, a seguito dell'incontro del Comune senese e di Sei Toscana con i cittadini per “chiarire la situazione”. Per fornire la propria lettura, ha nuovamente utilizzato la tribuna virtuale di Facebook, e in un post ha commentato: “Non c'è nulla da chiarire, c'è solo da erogare un servizio che il cittadino paga. E siccome il cittadino non paga per tenere in casa la spazzatura, bisogna trovare una soluzione. Non esiste pagare di più per avere di meno, serve avere cassonetti seri, fare un piano e comunicarlo in modo appropriato. Se così fosse, la partecipazione della cittadinanza sarebbe maggiore”. Una riflessione che lui stesso ha approfondito nel tentativo di spiegare come alla base di un servizio efficiente ci sia sempre una comunicazione trasversale, comprensibile e che sia in grado di coinvolgere il cittadino all'interno del processo. “Generalmente – parla da specialista nel campo della psicologia – gli individui sono motivati a seguire un progetto quando si sentono partecipi dello stesso. Il gestore in tal senso dovrebbe avere la capacità di sensibilizzare le persone, renderle parte attiva del processo affinché ne percepiscano un vantaggio, come in un modello win to win. Al contrario, se si perseguono modelli di imposizione, il soggetto non ne comprenderà mai l'utilità, anzi ne sottolineerà solo gli svantaggi come enuncia il modello win to lose”. 

 

 

Forse così è stato per tutti quei residenti che hanno manifestato le proprie perplessità sulle nuove modalità di raccolta: dalla scarsità di giorni dedicati all'indifferenziato e all'organico sul calendario, fino ai limiti sulla fascia oraria di esposizione. Altri poi “sono semplicemente in difficoltà - aggiunge Benini. - Personalmente sto dando spesso una mano ad un mio vicino di casa, una persona anziana che non riesce a raggiungere i cassonetti dato che sono distanti dalla propria abitazione e poi non usa internet pertanto non può avere accesso a tutta quella serie di informazioni che potrebbero essergli utili”. Ma attenzione a fare di tutta la polemica un fascio. E' anche vero che: "L'informazione a mezzo social – spiega Benini - ci dà uno spaccato che non rappresenta a pieno le tante sfaccettature della realtà, si pubblicano cioè i cassonetti pieni di rifiuti e i disagi per la città perché i contenuti negativi da sempre fanno più effetto e non si fotografa ad esempio la pulizia che c'è nella zona della ferrovia”. Detto questo “il problema dei rifiuti in città esiste, non metto in dubbio che Sei Toscana abbia fatto una campagna di informazione, il punto è che se tale campagna non corrisponde a dei risultati positivi il messaggio è solo uno: chi gestisce deve migliorare se stesso, sempre tenendo conto che una parte di inciviltà ci sarà sempre". Basterebbe provare ad “entrare nella mente di una collettività – conclude - capire chi sono i fruitori del servizio e costruire una comunicazione che segua quella direzione e che sia soprattutto inclusiva nei confronti dei cittadini”.