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Siena, baby gang di ragazze: in quattro hanno scelto la via del dialogo

Claudio Coli
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Hanno scelto la via del dialogo e della collaborazione le prime quattro ragazze minorenni, accusate di far parte di una baby gang femminile dedita ad atti di violenza e di bullismo a Siena, che ieri sono comparse, accompagnate dai rispettivi legali, davanti agli inquirenti della Procura minorile di Firenze per gli interrogatori. Potevano avvalersi dalla facoltà di non rispondere ma hanno preferito difendersi ma soprattutto spiegare la loro posizione e versione dei fatti rispetto a contestazioni particolarmente pesanti.

 

 

Come si ricorda infatti, il gruppo di ragazzine, tutte di 14 e 15 anni, secondo le accuse, avrebbe composto un'agguerrita banda solita prendere di mira le coetanee, prima sui social attraverso varie provocazioni e poi anche fisicamente, con atti di sottomissione e aggressione, che avvenivano sia in luoghi periferici che nel centro storico della città del Palio. Autentici “ring”, come venivano chiamati dalle indagate stesse. Le quali riprendevano le loro azioni diffondendole poi in rete per umiliare le vittime. Un grave quadro che ha portato gli investigatori a ipotizzare, a vario titolo, reati che spaziano dagli atti persecutori, lesioni, minacce fino alla pubblicazione e diffusione di materiale violento. E per un episodio – sono in tutto dieci quelli analizzati – viene contestata anche l'aggravante data dall'odio razziale.  E sono scattate nei giorni scorsi le perquisizioni, con il sequestro dei telefoni, a caccia di video e altri elementi.

 

 

Ieri alla Procura dei Minorenni di Firenze si sono svolti i primi quattro interrogatori, i prossimi dovranno essere fissati. A rappresentare una ragazza c'erano gli avvocati Maria Teresa Fasanaro e Roberta Parigiani (le quali difendono altre tre giovanissime), un'altra era assistita dall'avvocato Alessandro Betti, altre due erano seguite da legali che provengono invece dai fori di Perugia e Napoli. “La mia assistita – dichiara l'avvocato Alessandro Betti – ha risposto alle domande degli inquirenti, spiegando la propria versione dei fatti rispetto alle ipotesi accusatorie. Ha fornito il suo punto di vista, ora attendiamo l'ulteriore percorso che contraddistingue il processo minorile, che è la parte sociale con i servizi territoriali”. “Abbiamo scelto di rispondere – aggiunge l'avvocato Maria Teresa Fasanaro – per poter instaurare un dialogo e un confronto che possa dare margine per un successivo recupero. La mia assistita ha spiegato la sua posizione e situazione personale. C'è piena fiducia nella Procura dei Minori per poter accertare i fatti e le responsabilità, l'obiettivo è volto al reinserimento. Registriamo un atteggiamento consono da parte degli inquirenti, oltre che un buon approccio. Attendiamo adesso l'evoluzione del corso investigativo”.