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Baby gang a Siena, il legale di alcune ragazze: "Situazione delicata e indebita diffusione dei video"

Claudio Coli
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“La vicenda è molto delicata e particolare, andranno fatte analisi approfondite ed è presto per valutazioni giuridiche: in ogni caso la strada da prendere, qualora venissero accertate le responsabilità, è quella della rieducazione”. A dirlo è l'avvocato Maria Teresa Fasanaro, del foro di Siena, legale di alcune delle ragazze minorenni considerate parte della baby gang al femminile sgominata dalla Polizia. Secondo le accuse, un gruppetto di 10 ragazze, tutte intorno ai 14-15 anni, compiva atti di violenza e bullismo a danno di coetanee, prima sui social e poi materialmente, in strade e luoghi sia della periferia che del centro di Siena. Il tutto veniva ripreso con dei video successivamente postati in rete per umiliare le vittime.

 

 

Una vicenda dal grande eco mediatico, a seguito della quale il Questore di Siena Pietro Milone ha invitato a fare ampie riflessioni per ricercare le cause del disagio sociale che si nasconde dietro fatti che appaiono particolarmente gravi. Le accuse contestate dalla Procura Minorile di Firenze – il fascicolo è in capo al pm Filippo Focardi - sono pesanti, a vario titolo si ipotizza per le ragazze reati che vanno dagli atti persecutori, lesioni, minacce fino alla pubblicazione e diffusione di materiale violento, per un episodio – sono 10 quelli sotto la lente di ingrandimento degli investigatori – c'è anche l'aggravante data dall'odio razziale. Sottoposte a perquisizione, sono stati requisiti alcuni telefoni cellulari che verranno passati al setaccio a caccia di ulteriori elementi utili all'inchiesta. Una situazione dunque da prendere con le molle: “Le ipotesi di reato sono gravi e a vario titolo, non univoche per tutte le posizioni – spiega l'avvocato Fasanaro – si dovranno fare valutazioni approfondite per rilevare il livello di coinvolgimento di ognuna. Qualora venissero accertate le responsabilità si dovrà salvare il salvabile, nella direzione della rieducazione. La messa alla prova? Vediamo”.

 

 

I fatti contestati hanno scosso molto l'opinione pubblica, alla luce anche delle immagini. “La diffusione dei video è indebita”, sottolinea il legale, essendo coinvolte delle minorenni. “Al momento però i filmati non costituiscono elementi probatori certi o con valenza negativa – si affretta a chiarire – le immagini potrebbero rivelarsi anche positive nell'economia della difesa perché aiutano a ricostruire nel dettaglio azioni, ruoli e responsabilità”. In questi giorni l'avvocato incontrerà le ragazze per fare il punto della situazione e delineare il quadro, anche in virtù del contesto sociale e familiare da cui provengono. “Per adesso ho avuto modo di parlare con le madri – racconta – ed erano frastornate”. Venerdì sono in programma i primi quattro interrogatori, nel corso dei quali le indagate potranno dare la loro versione dei fatti. Un'altra delle minori coinvolte è seguita dall'avvocato Alessandro Betti.