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Siena, molestata per anni dal professore: dopo il diploma la denuncia

Condannato il romeno che aveva costretto una donna al sesso orale

Claudio Coli
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Posso dirti che sei particolarmente stupenda? Non vedo l'ora di vederti. Sei bellissima, abbronzata poi”. Sono solo alcune delle molestie sessuali che una studentessa senese che frequentava il liceo artistico Duccio di Buoninsegna ha dovuto subire durante il suo percorso alle superiori (fin da quando aveva 15-16 anni) da parte di un professore dell'istituto. Battute a sfondo sessuale, apprezzamenti fisici espliciti a seno e altre parti del corpo anche durante le interrogazioni, riferimenti a feticismo dei piedi e frasi allusive. “Non sentirti in imbarazzo se non ti staccherò gli occhi di dosso. Avrei voluto farti qualche foto ma era complicato”, le scriveva su Instagram, in un profluvio di espressioni moleste che sono andate avanti tra i social e i banchi di scuola fino alla maturità.

 

 

In mezzo anche gesti e contatti equivoci, battutacce. “Confesso, non vedo l'ora di vedere il tuo vestito all'esame” è un altro dei commenti comparsi a corredo delle foto della ragazza. Che impaurita per possibili ritorsioni a livello scolastico, ha subito in silenzio per anni, patendo grossi problemi personali. Disturbi del sonno, disagio psicologico – si sentiva addosso uno sguardo sessualizzato - insicurezza data dal fatto che il suo buon rendimento scolastico potesse dipendere più dall'interesse fisico mostrato dal docente e non dal suo reale impegno nello studio. Dopo il diploma, ormai maggiorenne alla fine del 2021, la ragazza ha deciso di farsi forza e di denunciare il suo calvario, affidandosi al centro anti violenza "Donna Chiama Donna" di Siena, che si occupa di anni di aiutare le donne vittime di molestie, violenze e soprusi. Per fortuna la ragazza non è mai stata sola, ma anzi ha ricevuto l'appoggio dell'intera comunità scolastica, ragazzi e ragazze. Un fronte unito, tutti consapevoli che quello che stava accadendo non aderiva alla normalità, e non poteva essere tollerato ed accettato. Nel 2020 era stato pubblicato un video su Instagram dove le compagne delle ragazza – alcune delle quali avrebbero subito similari molestie – lanciavano, leggendo un testo, un chiaro messaggio di denuncia nei confronti dei comportamenti inappropriati del professore, che nel frattempo ha continuato ad imperversare. Il centro antiviolenza, raccolto il racconto della studentessa che ha fornito le prove materiali delle molestie del docente, si è subito rivolto alle autorità scolastiche, con una Pec di fine gennaio 2022 inviata alla dirigente dell'Artistico, la professoressa Sandra Fontani, direzione regionale e provinciale della pubblica istruzione, dove si sottolineavano “i comportamenti sessualmente molesti e inadeguati del professore con le studentesse” richiamando la responsabilità della scuola nel dover proteggere gli alunni, ed invitando la stessa a prendere provvedimenti. Lo stesso hanno fatto 49 studenti della scuola, che hanno scritto alla preside sollecitando azioni concrete.

 

 

Il 22 febbraio di quest'anno la dirigente scolastica ha risposto a Donna Chiama Donna spiegando di aver preso in carico la segnalazione e di aver avviato l'istruttoria interna per accertare i fatti. La stessa preside ha infine trasmesso il tutto alla Procura di Siena, che effettuerà le indagini del caso. Le quali si attendono rapide e risolute, come noto i magistrati senesi hanno creato un pool specifico che si occupa dei reati di genere ed ha già delegato la polizia giudiziaria per effettuare gli accertamenti necessari. La vicenda è stata rivelata ieri nel corso di una conferenza stampa organizzata dal centro antiviolenza, con l'intento di lanciare un messaggio netto: non esistono solo stupri o violenze fisiche, ma anche violenze psicologiche e molestie verbali altrettanto devastanti e dannose, e che per questo vanno perseguite. Ma ancora più marcato è stato l'invito alla scuola a proteggere gli studenti per evitare nuovi episodi. È stata infatti fortemente biasimata dagli operatori dell'associazione la reputata inerzia con cui la scuola è intervenuta, ci si aspettava una maggiore prevenzione tramite determinati provvedimenti. Le condotte del professore erano infatti note da anni nell'ambiente liceale – il video dei ragazzi come detto è del 2020 - e gli stessi alunni avevano invano tentato di fermarle. “Il professore è rimasto al suo posto, libero di molestare le studentesse e farle sentire in colpa per non averlo lasciato fare – è il commento dall'associazione, rappresentata per l'occasione dalla vice presidente, avvocato Rossana Salluce – e chi ha subito le sue molestie si rammarica che in quella scuola così amata abbiano finto di non vedere, che fosse normale, che fosse un gioco e non una violenza. Perché forse se la scuola fosse intervenuta per tempo il professore si sarebbe fermato senza bisogno di azioni legali e non ci sarebbero così tante studentesse ferite dalle sue molestie e manipolazioni psicologiche”. Dall'altra parte però c'è stata soddisfazione nell'aver visto ragazzi e ragazzi solidali e compatti nel dire di no a certi atteggiamenti. L'associazione ha voluto rendere pubblico l'episodio per spingere chi di dovere a prendere misure e aiutare altre potenziali vittime delle molestie a reagire: “Il livello di consapevolezza è una cosa che ci ha riempito il cuore – ha detto l'avvocato Claudia Bini, legale dell'associazione e della ragazza parte offesa – tutti avevano capito che il comportamento del professore non era adeguato, specie se portato avanti da persone con un potere in quell'ambiente”.