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Siena, scritte fasciste e omofobe nell'ufficio dell'Università. La Digos indaga visionando i filmati delle telecamere

Frasi contro Cgil e una dipendente, oltraggio alla bandiera dell'Europa. Sporta denuncia

Aldo Tani
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Le scritte ben visibili e in nero per segnare la scena. I messaggi inequivocabili per lanciare un messaggio. Contro la Cgil, contro una dipendente dell’università di Siena, probabilmente il vero bersaglio del raid vandalico, e anche contro l’Europa, con l’oltraggio alla bandiera. E, per chiudere il cerchio, due slogan tanto cari all’estrema destra di matrice fascista: “W il Dux” e “A noi”. Gli autori sono al momento ignoti, ma gli agenti della Digos, avvalendosi anche delle telecamere di videosorveglianza, si muovono su un campo largo per individuare i responsabili. L’ateneo ha presentato denuncia, nella speranza che sia fatta luce sul caso. 
Episodio che potrebbe essere una diretta conseguenza delle elezioni delle Rsu del pubblico impiego, andate in scena alcuni giorni fa. Ne sarebbe convinta la Cgil: “Quello che è accaduto al rettorato, in un ufficio pubblico, non solo è una vile minaccia alla libera espressione democratica delle lavoratrici e dei lavoratori e un grave attacco alla Cgil e all’impegno di chi la rappresenta nella Rsu d’ateneo, ma è soprattutto un atto di inaudita violenza verso una compagna impegnata in prima persona nel sindacato e nell’associazionismo in nome dei più alti valori sociali e contro le discriminazioni di genere e di razza”. 

 


Alla dipendente finita nel mirino è stato rivolto anche un avvertimento, che ha come sfondo il suo orientamento sessuale: “Lesbica attenta”. La Cgil, in risposta all’accaduto, ha organizzato per questa mattina un presidio davanti al Rettorato. Manifestazione che potrebbe vedere tra i protagonisti anche lo stesso rettore Francesco Frati. Ieri, il numero uno dell’ateneo ha comunque replicato con fermezza al grave episodio: “A nome dell’Ateneo, esprimiamo la nostra indignazione e condanna per il grave atto vandalico intimidatorio perpetrato nei confronti della collega. A lei e alla sigla sindacale Cgil, anch’essa coinvolta nelle minacce, esprimiamo anche la nostra vicinanza e solidarietà. Ancora una volta ci troviamo di fronte a comportamenti intollerabili di discriminazione e di intimidazione, che l’ateneo tutto rifiuta fermamente”. 
Lo rifiuta l’università come lo stesso ateneo, come la città, a partire dal sindaco Luigi De Mossi: “È sempre una pagina nera per la nostra società quando un violento agisce nell’ombra per attaccare un’altra persona, sotto il profilo delle sue convinzioni politiche e culturali o del suo orientamento sessuale”. Il primo cittadino si è anche soffermato sul vilipendio alla bandiera europea: “In una brutta e triste vicenda, non sfugge un dettaglio. Gettata a terra, irrisa, si vede una bandiera dell’Europa. Non a caso vilipesa dagli squallidi autori del gesto, perché l’Europa è la casa che abbiamo edificato proprio nel nome di una società aperta”. 

 

 


Quello dell’amministrazione comunale è stato solo uno dei tanti messaggi di solidarietà nei confronti dei bersagli del raid vandalico. “Quanto accaduto è un episodio gravissimo, in Toscana non c'è e non ci sarà mai spazio per rigurgiti nazifascisti, omofobia, violenza e discriminazioni. I valori in cui ci riconosciamo sono quelli della Resistenza, antifascismo, inclusione, pari opportunità, rispetto e dialogo con i sindacati, pilastro della democrazia”, hanno affermato il presidente regionale Eugenio Giani e l’assessore Alessandra Nardini. 
Non si sono tirati indietro neppure i partiti, da sinistra a destra. “Nell’università di Siena hanno insegnato Rosselli, Calamandrei e Bracci. Nessuno lo dimentichi. I responsabili di questa infamante azione neofascista siano individuati tempestivamente”, ha affermato il Pd comunale. Gli ha fatto eco Fratelli d’Italia, che, per voce di Enrico Tucci e Francesco Michelotti, ha espresso “la sua vicinanza e la sua solidarietà al personale tutto dell’Università di Siena, istituzione preposta a garantire la democrazia e il pluralismo e il sapere”.