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Siena, prima le violenze sessuali. Ora le botte e le lettere minatorie. Gli avvocati chiedono protezione

Claudio Coli
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Continua a vivere un terribile incubo Miriam, la 40enne oggi residente in provincia di Siena, che nel corso degli anni ha subito a più riprese violenze carnali e rapimenti da parte dei genitori affidatari di Locate Varesino, già condannati nel 2007. Una drammatica vicenda – c'è un secondo filone di episodi risalenti al 2011-2012 attualmente oggetto di indagine - che si arricchisce di nuovi inquietanti fatti per cui i legali difensori chiedono alle istituzioni massima attenzione per proteggere la loro assistita e impedire che il calvario si protragga ancora. La donna ha infatti ricevuto recentemente tre lettere minatorie, poste sotto sequestro e per le quali sono state presentate querele, subendo inoltre due aggressioni fisiche da parte di ignoti. La prima lettera è arrivata lo scorso 13 dicembre, contenente aghi e fili, la seconda il 4 gennaio, stavolta corredata da un bossolo di cartuccia esploso. La terza e ultima missiva, del 17 gennaio, riportava invece un preciso messaggio, di non parlare mai “di cosa è successo a Siena”, con tanto di minaccia di morte. Oltre a ciò Miriam è stata aggredita sempre nello stesso periodo, il 16 febbraio (c'è un referto medico del pronto soccorso ad attestarlo) e successivamente il 17 marzo, in entrambe le occasioni da persone che non sono state riconosciute. I fatti sono stati segnalati alle forze dell'ordine.

A seguito di tutto questo, prontamente, i legali della donna – gli avvocati Massimo Rossi e Carlo Taormina, che a Siena organizzarono una conferenza stampa per raccontare l'inferno vissuto da Miriam denunciando le negligenze da parte di chi è preposto alla sua tutela – hanno avanzato svariate istanze alla Prefettura di Siena per ottenere la protezione personale della loro assistita. Per adesso l'unica misura concessa è quella della vigilanza generica radiocontrollata da parte di Polizia e Carabinieri, con monitoraggio davanti all'abitazione. Ma potrebbe non bastare: i rischi sono molti e c'è la fondata paura che dietro alle minacce ci siano gli aguzzini di Miriam, pronti a tornare in azione, approfittando magari dei momenti in cui lei effettua spostamenti. E forse decisi a impedire che la donna possa rivelare fatti avvenuti anche a Siena di cui non si conoscono i contorni.

 

Per questo si invoca una misura di protezione personale più assidua e rafforzata. “L'esperienza maturata nella vicenda della ragazza – afferma l'avvocato Massimo Rossi - porta a ritenere che le minacce e le aggressioni siano collegate agli episodi pregressi, tutto fa pensare a questo e anche che ci sia un substrato territoriale senese che ha dei collegamenti. Si chiede e si insiste da tempo in una misura di tutela della persona, l'unica in grado di evitare determinate situazioni – dice Rossi - peraltro la convenzione di Istanbul obbliga gli stati aderenti, tra cui l'Italia, a tutelare le vittime di reati di questo genere a prescindere dalla presentazione della denuncia, in questo caso fatta. La tutela della persona offesa è la chiave di svolta della individuazione dei responsabili, tutelandola indicherà i persecutori”.