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Siena, Mps: l'ex ad Bastianini fuori dal Cda

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Aldo Tani
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Il Consiglio di amministrazione aveva già spianato la strada. L'assemblea ha fatto quel passo in più, consentendo agli azionisti di votare le decisioni assunte nei mesi precedenti. Di fatto, con la ripartizione azionaria che contraddistingue attualmente Banca Mps, senza il via libera del Tesoro non si muove foglia. Soprattutto adesso che il management dell'istituto di credito è sulla stessa lunghezza d'onda del dicastero di via XX Settembre. Quindi, quando i soci si sono trovati di fronte sia per la parte Ordinaria che quella Straordinaria, non hanno fatto altro che ratificare quanto già deliberato. Come l'uscita di Guido Bastianini dal Cda. Il banchiere, dopo essere stato silurato per fare spazio a Luigi Lovaglio, aveva deciso di rimanere all'interno del consiglio. Qualche settimana in più di permanenza e poi i saluti, che non dovrebbero essere stati accompagnati da una causa. 

 

 

Per un amministratore che esce, ce ne sono due che hanno trovato la strada libera: Lovaglio e Stefano Di Stefano, che è stato inserito nella governance dal Tesoro. Se, tramite indiscrezioni, questo nome era già circolato e quindi non rappresentava una novità, non lo risulta essere neppure l'ennesimo ‘no' incassato da Giuseppe Bivona per conto del fondo Bluebell Partners. Il banchiere chiedeva all'assemblea di schierarsi a favore di un'azione di responsabilità contro gli ex vertici e contro gli attuali consiglieri, tranne Lovaglio. Niente da fare, ma non è detto che non ci riprovi al prossimo giro. Confronto nel quale gli azionisti saranno chiamati a deliberare le misure di rafforzamento patrimoniale della Banca con riferimento alla copertura della perdita dell'esercizio 2020. Sempre che la proposta della ricapitalizzazione sia stata avanzata. Va da sé che prima serva un nuovo piano industriale, ma questa non era materia di discussione dell'assemblea.

 

 

Per quanto concerne la seduta di ieri, i soci, nella parte straordinaria, hanno approvato anche l'unico punto all'ordine del giorno presente: avente ad oggetto “modifica dell'articolo 23 comma 1 dello Statuto sociale; deliberazioni inerenti e conseguenti”, in materia di esercizio di deleghe all'interno della Banca. Approvato infine anche il bilancio 2021, chiuso con un utile consolidato di circa 310 milioni di euro. Concluso questo passaggio di rito, l'attenzione si sposta su tutta la serie di incognite legate al futuro della banca. Rocca Salimbeni, di concerto con il Tesoro, deve varare una nuova strategia, che tenga insieme le esigenze dell'Europa, del territorio e dei lavoratori. Poi, c'è da comprendere quanto tempo ancora lo Stato potrà rimanere dentro il capitale dell'istituto di credito. Infine, c'è da guardare il panorama bancario circostante. La giocata in anticipo di Crédit Agricole su Bpm potrebbe essere solo la prima mossa di questo 2022. Un anno che però, secondo alcuni osservatori, non sarebbe destinato a incidere sull'assetto di Montepaschi: se ne riparlerebbe dopo le elezioni politiche 2023. Il fallimento della trattativa con Unicredit è servito da esempio. Voto e affari non sempre vanno d'accordo.