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Banca Mps, Salvini: "Deve diventare il terzo polo bancario italiano. Archiviare i disastri del Pd"

Aldo Tani
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Prima gli italiani. Che si tratti di banche o di cittadini, il pensiero di Matteo Salvini resta sempre lo stesso. Lo slogan è un po’ passato di moda all’interno della narrazione del leader leghista, ma l’azione decisa di Crédit Agricole su Bpm gli avrebbe creato qualche malumore. Così, dopo essere rimasto in silenzio per quasi una settimana a seguito dell’audizione del ministro Daniele Franco, l’ex titolare degli Interni ha rispolverato la soluzione tricolore per Banca Mps. “Il Mef ha confermato che Mps merita un futuro da protagonista, senza spezzatini, svendite e chiusure indiscriminate: verranno salvaguardati il lavoro e il legame col territorio, senese e toscano soprattutto. Benissimo: era quello che chiedeva la Lega. Ora avanti tutta, per archiviare i disastri targati Pd e trasformare il Monte dei Paschi nel terzo polo bancario italiano, aggregando altre banche, a sostegno delle piccole e medie imprese”, ha evidenziato Salvini, riproponendo un progetto che andrebbe comunque verificato sulla carta. Quando l’aveva avanzato in campagna elettorale per le suppletive, il segretario della Lega aveva fatto riferimento a Carige, Bper e Banca popolare di Bari. Tranne la seconda, gli altri sono istituti con evidenti problemi o a capitale pubblico dopo una serie di vicissitudini.

Salvini però non è stato l’unico a prospettare una strategia per Montepaschi, come se la mossa francese avesse suonato un campanello d’allarme. Riccardo Colombani, riconfermato segretario generale della First Cisl, si è lanciato una via alternativa, auspicando un matrimonio con Generali. “Senza capitale adeguato – ha affermato il rappresentante sindacale - Mps non può competere con le altre banche, perché non può erogare nuovo credito e quindi non può aumentare i ricavi da interessi. È come un pugile che sale sul ring con un braccio legato dietro la schiena. Al di là della contesa tra gli azionisti di Generali (che è per altro secondo azionista di Montepaschi, ndr), l'auspicio è che Mps possa rientrare nei disegni strategici del Leone di Trieste. Non è un’operazione romantica, per la mera salvaguardia del marchio e per l'integrità della banca più antica al mondo: Generali ne trarrebbe indubbi vantaggi”.

E ancora, a rafforzare il concetto: “Bisogna creare le condizioni, affinché ciò accada, con incentivi da una parte e, dall'altra, con l’impegno verso il lavoro, verso i territori, verso il Paese. Intanto, serve la predisposizione dell'ennesimo piano di impresa, che non potrà basarsi ancora sui sacrifici per lavoratrici e lavoratori, come il piano 2016-21, che ha determinato il crollo dei ricavi. Poi, il cda dovrà definire l'aumento di capitale da fare al più presto per sviluppare il credito e recuperare progressivamente le quote di mercato”. Un’operazione ambiziosa e al tempo stesso, difficile da realizzare per una serie di motivi: non ultimo il partenariato di Mps con Axa sui prodotti assicurativi e finanziari.