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Torna a Siena la Biccherna del Quattrocento. De Mossi: "Difeso il patrimonio storico". Il ministro Franceschini: "Pensiamo al museo delle opere salvate"

Aldo Tani
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Un inseguimento lungo quasi due secoli. Dall’Ottocento fino a ieri, mercoledì 6 aprile, quando la Biccherna di Sano di Pietro, raffigurante la Flagellazione di Cristo, è tornata a casa. A Siena, dove il maestro rinascimentale l’aveva realizzata nel 1441. All’epoca, e fino al 1786, queste opere, dalla copertina lignea e realizzata dai pittori del territorio, servivano per contenere la documentazione relativa alla storia della città. Dalla rendicontazione finanziaria all’urbanistica. L’amministrazione comunale, che oggi ne conta 105 nel museo delle Biccherne sulle 124 note, ne è venuta di nuovo in possesso dopo l’operazione che ha coinvolto il nucleo dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale e alcuni dipartimenti del ministero dei Beni culturali. L’occasione è stata rappresentata da un’asta che si è tenuta a Londra nel 2016, organizzata da Sotheby’s. A darne notizia la Direzione generale archivi del Mibact, che ha dato poi il là al contenzioso. “È stato accertato - ha spiegato il generale dell’Arma, Roberto Riccardi - che l’opera era già di proprietà privata prima della prima legge di tutela del patrimonio culturale del 1909. Già nell’Ottocento era in Germania e apparteneva a una collezione. Quindi non c’era la possibilità di disporne il sequestro e chiederne la restituzione per via giudiziaria”.

Negoziati che forse da soli non sarebbero stati sufficienti se a conclusione di tutto il percorso, non fosse arrivata la transazione da 750 mila euro di fronte al Tribunale civile di Colonia. Compensazione economica che non ha comunque oscurato, ieri, il momento della riconsegna dell’opera da parte del ministro Dario Franceschini al sindaco di Siena, Luigi De Mossi. “Quando un’opera torna nei luoghi in cui è stata creata per le comunità è comunque un giorno di festa”, ha affermato il titolare dei Beni culturali.

Al suo fianco, nella cornice della caserma “La Marmora” di Roma, il primo cittadino, ancora più raggiante: “E’ un grande ritorno a Siena di un’opera straordinaria. Noi - ha dichiarato De Mossi - siamo soddisfatti del lavoro fatto dal ministero e dai Carabinieri. Si tratta di una grande operazione, che restituisce alla città un tesoro che sembrava perduto”. Il sindaco ha quindi aggiunto: “Il tema non è solo il recupero di un’opera d’arte, per quanto preziosa. Il tema vero e profondo è quello della difesa e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e identitario del territorio: un patrimonio di cui chi amministra è custode”. Valorizzazione che anche per Franceschini è un punto focale. Non a caso, durante la cerimonia, il ministro ha voluto lanciare l’idea di un museo di arte salvata: “Stiamo lavorando per avere un luogo, un museo, dove le opere d’arte recuperate a vario titolo, che siano restituite o ritrovate, possano transitare - ha concluso - ed essere esposte al pubblico prima di tornare a casa nei luoghi di provenienza”.