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Siena, Piccini: "I nuovi assessori non faranno in tempo nemmeno a capire dove sono". Valentini: "Cacciati in quattro, ecco perché"

Gennaro Groppa
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A Siena, Pierluigi Piccini commenta il rimpasto di giunta e punta l’attenzione anche sulle prossime nomine in Fondazione Mps: “Ormai è evidente che l’attività amministrativa (già scarsa) per l’attuale maggioranza ha lasciato il posto all’iniziativa politica, in previsione delle amministrative del 2023 – scrive l’ex sindaco – Le nomine e i cambi di giunta hanno solo il senso di preparare uno schieramento elettorale. Colella e Fattorini non faranno in tempo neppure a rendersi conto di dove si trovano che tutto finirà”. Poi Palazzo Sansedoni, “dove resterà – scrive Piccini – con molta probabilità Carlo Rossi, che dovrebbe essere affiancato alla vicepresidenza dall’avvocatessa Barbafiera (Lega) e dal geometra Gasperini (Marzucchi) alla presidenza del collegio dei revisori dei conti. E’ il tentativo di un rafforzamento del rapporto con la Lega. E Marzucchi con la nomina di Gasperini avrebbe deciso di rimanere nell’alleanza di centrodestra”.

Il capogruppo del Pd in consiglio comunale Alessandro Masi sottolinea che il rimpasto sia avvenuto senza nessuna discussione nell’assise cittadina: “Dopo le dimissioni di Sara Pugliese il gruppo consiliare del Partito Democratico aveva richiesto una riunione della conferenza dei capigruppo per un consiglio urgente sulla crisi dell’amministrazione comunale. La richiesta non è stata però raccolta. Siena e il suo consiglio comunale sono stati fermi più di un mese prima di apprendere dalla stampa le decisioni sul rimpasto di giunta, ormai a meno di un anno dalla convocazione dei comizi elettorali del 2023. Il mandato volge al termine e non sarà un rimpasto di giunta a tempo scaduto a riscattare cinque anni di cattiva amministrazione, correndo ai ripari per recuperare la senesità della giunta o la deriva di destra dell’esecutivo di De Mossi”.

L’ex sindaco Bruno Valentini scrive sulla sua pagina Facebook che “siamo arrivati a quattro assessori cacciati. Una per ragioni giudiziarie, mai chiarite. Uno perché non serviva più nonostante si fosse dimesso da consigliere eletto fidandosi della parola del sindaco. Un’altra perché non le piaceva fare il soprammobile. L’ultimo perché non aveva un pacchetto di voti da spendere alle elezioni”.